Truffa in tivù
con gioielli falsi
A giudizio in 4

Quelli venduti all'asta non erano gioielli antichi. ARCHIVIO
Quelli venduti all'asta non erano gioielli antichi. ARCHIVIO
04.08.2018

CASSOLA. Non erano gioielli antichi con i quali fare dei buoni investimenti tramite le televendite del digitale terrestre. In realtà erano perlopiù gioielli fabbricati di recente da aziende campane e addirittura, a volte, l’oro era inferiore ai 18 carati. A quasi due anni dalla denuncia dell’ex direttore commerciale Gabriele Sbrana della “Giusti Gioielli srl” di Cassola, il pm Hans Roderich Blattner tira le somme investigative e rinvia a giudizio, per la presunta frode in commercio, quattro persone e la stessa azienda per il ventilato illecito amministrativo.

Per Sbrana, 58 anni, di Tezze sul Brenta, si è trattato del classico autogol perché recatosi dai carabinieri di Romano d’Ezzelino per denunciare retroscena disdicevoli nelle aste tivù, di cui aveva contezza, è finito col darsi la zappa sui piedi. Perché anche lui avrebbe acquistato preziosi da fornitori italiani rivendendoli per antichi.