«Truffa dei gioielli in Tv, 4 a giudizio»

Ivano Tolettini 04.08.2018

È la storia di un autogol perfetto. Non erano gioielli antichi di qualità raffinata acquistati alle aste in Italia e all’estero per investimenti profittevoli quelli messi in vendita su Canale Italia 159 del digitale terrestre. In realtà erano preziosi fabbricati di recente da aziende napoletante e addirittura, a volte, l’oro era inferiore ai 18 carati. A quasi due anni dalla denuncia dell’ex direttore commerciale Gabriele Sbrana della “Giusti Gioielli srl” di Cassola, il pm Hans Roderich Blattner tira le somme investigative e rinvia a giudizio per la presunta frode in commercio quattro persone e la stessa azienda cassolese per il ventilato illecito amministrativo. Dunque per Sbrana, 58 anni, di Tezze sul Brenta, si è trattato del classico autogol perché recatosi dai carabinieri di Romano d’Ezzelino per denunciare retroscena disdicevoli nelle aste Tv di cui aveva contezza, è finito col darsi la zappa sui piedi. Perché anche lui avrebbe acquistato preziosi da fornitori italiani, in particolare dalla napoletana “Gioie di Altri tempi snc” di Vincenzo d’Angelo, estranea però all’ipotesi della frode contestata da Blattner, rivendendoli per antichi. Quella di Sbrana, che è difeso dall’avvocata Elisa Zoppelletto, voleva essere una sorta di vendetta nei confronti di Giuliano Giusti, 69 anni, di Zimella, titolare della “Giusti Gioielli”, per averlo messo alla porta a partire dal 10 settembre 2016 dopo anni di collaborazione. Così spiegò agli inquirenti che il suo successore nel ruolo di direttore vendite avrebbe fatto il furbo. Cioè Stefano Pozza, 50 anni, residente a Molvena e domiciliato a Vicenza, che è assistito dall’avvocata Elena Peron, avrebbe attuato una politica di vendita truffaldina. Pozza ha sempre respinto le accuse riferendo che nel novembre 2015 fu Sbrana a contattarlo per un rapporto di collaborazione, durato pochi mesi perché non gli piaceva il suo metodo di lavoro e dopo una lite davanti a Giuliano Giusti aveva preferito levare le ancore. L’estate successiva il colpo di scena. Giusti, che è assistito dagli avvocati Christian Serpelloni e Alberto Boscagin di Verona, aveva ricontattato Pozza dandogli l’incarico di proseguire l’attività commerciale televisiva perché aveva licenziato Sbrana. Il quale perciò si era recato dai carabinieri perché aveva il dente levato. Il pm Blattner eseguì personalmente gli interrogatori e incaricò il nucleo di polizia economica finanziaria della Finanza di Vicenza di delineare l’effettivo contesto in cui avvenivano le televendite incriminate. Le Fiamme Gialle eseguirono perquisizioni e stimarono all’incirca 3 mila gioielli dalla “Giusti” per un controvalore di 3 milioni di euro. Quante di queste vendite erano delle frodi? «Ero convinto di entrare in possesso di gioielli antichi o comunque provenienti da importanti aste nazionali o internazionali - spiegò una delle vittime - in realtà erano normali preziosi pagati cari». Per di più, come scritto, in qualche occasioni l’oro non sarebbe stato neppure a 18 carati. Anche la “Giusti Gioielli srl” è imputata sul piano amministrativo perché non «aveva un modello di gestione idoneo a prevenire» simili beffe. • © RIPRODUZIONE RISERVATA