Bonotto: «Ora l’arte è cittadina di Bassano»

Luigi Bonotto. FOTO PIERO VITI
Luigi Bonotto. FOTO PIERO VITI
Lorenzo Parolin 19.01.2019

Le stoffe di pregio e le installazioni d’avanguardia, gli uffici commerciali e le sculture contemporanee, la fondazione che fa scuola in Europa e la fabbrica di famiglia, tra le colline di Molvena. Imprenditoria e arte, con predilezione per il movimento “Fluxus”. Intrecciati. E un appuntamento in azienda, per i clienti, è anche un percorso tra le opere di una collezione unica. Oppure, la visita alla collezione, per i cultori del contemporaneo, passa attraverso telai e campionari. È il mondo di Luigi Bonotto, premio “Cultura Città di Bassano del Grappa”, oggi ai festeggiamenti per S. Bassiano. Con una promessa: che il riconoscimento attribuito dalla sua città avrà il posto d’onore tra le decine di premi internazionali che il 77enne Bonotto ha accumulato in mezzo secolo. «Perché – dice -, la tua comunità si muove per te quando riconosce pienamente il tuo lavoro. E grazie al premio Cultura, oggi arte concettuale e poesia sperimentale diventano “cittadine” bassanesi a pieno titolo». E, a traguardo raggiunto, Bonotto torna a raccontare i suoi primi passi. «Nulla succede per caso – spiega – e l’arte, in famiglia, l’abbiamo respirata fin da piccoli grazie a mio padre, Giovanni». Era tessitore e pittore, Giovanni Bonotto, padre di nove figli, e due suoi quadri, il primo e l’ultimo, continuano ad accogliere i visitatori all’ingresso della fondazione. «Poi, per me, sono arrivati gli studi da perito tessile, l’accademia di belle arti a Venezia – prosegue – e le giornate da trascorrere tra artisti». Uno, in particolare, che Luigi Bonotto incontra sul finire degli anni ’60, Christo Yavachev, bulgaro-parigin-statunitense per tutti semplicemente “Christo”». E conquista il giovane imprenditore. «Mezzo secolo fa – dice – mi ha spalancato le porte dell’arte concettuale. Era un passo in avanti rispetto all’astrattismo studiato in accademia e mi decisi a farlo». Rompendo i confini tra le arti, incrociando linguaggi visivi e poesia, video e scultura, musica e danza. Il tutto, dal quartier generale tra le colline di Molvena. «Quanti artisti, quanti creativi sono passati di qui – spiega -. Qui in fabbrica, e poi, in fondazione quando l’abbiamo costituita. Ognuno ha lasciato un’opera, tutti ci hanno insegnato a sperimentare. A fare ricerca. E ne hanno guadagnato anche i nostri tessuti». Qualcuno, come Yoko Ono, la signora Lennon, si è affezionato più di altri, e ha lasciato la firma in azienda. «Sì, Yoko – si illumina – l’ho conosciuta a New York. Tra noi di “Fluxus” ci si frequenta. E lei è diventata di casa». Al punto da far installare su una parete un’opera in cinque pannelli, e altrettante parole, “Tocca”, “Immagina”, “Sogna”; “(Ricorda)”, “Vola”. «È diventato il nostro motto – precisa Bonotto –e ci ha aperto le strade del mondo». Prossima tappa, Parigi, poi l’Inghilterra, poi di nuovo la Francia, in un 2019 che si annuncia particolarmente ricco. «Siamo pronti – chiude –, quest’anno con l’entusiasmo del premio che arriva da Bassano. Una ventata di energia che ci farà molto bene». • © RIPRODUZIONE RISERVATA