Una raccolta
fondi per l'oro
dell'Altopiano

Un frame del video: il bosco del Pizzotto a Marcesina
Un frame del video: il bosco del Pizzotto a Marcesina
 
19.01.2019

ASIAGO. Questa è la storia dell'oro dei boschi dell'Altopiano di Asiago e di persone che si adoperano affinché quell'oro torni a brillare. E visto che non si può amare ciò che non si conosce Coldiretti e Donne Impresa hanno deciso di spalancare una finestra su questi boschi, feriti dopo la devastazione del 29 ottobre.

L'iniziativa abbraccia la campagna #adottaunalbero ed è ribadita all'interno di ViOff, che in questa occasione è accompagnato dalle parole Golden Wood. L'idea è questa: promuovere una raccolta fondi per la ricostruzione dell'ecosistema. A ogni evento di Vicenzaoro January di Ieg e del fuori Fiera ViOff, organizzato dal Comune, chi vorrà potrà donare dei soldi che favoriranno nuove piantumazioni intelligenti sull'Altopiano.

 

Sarà sufficiente recarsi nelle postazioni dedicate, all'interno dei padiglioni fieristici e in centro storico, durante gli eventi collaterali. A fianco del Comune e degli altri attori che hanno sposato questa iniziativa, anche l'Associazione nazionale alpini.

 

Impossibile nascondere che la ricostruzione sarà un'operazione «complessa, lunga, costosa» sintetizza Alberto Negro, direttore di Veneto Agricoltura. Serviranno almeno dieci anni, dicono gli esperti. Quindi meglio cominciare subito e l'inizio è sempre la formazione, sempre con i più giovani. Così ieri poco più di 300 studenti delle medie di Vicenza, Sandrigo e Longare si sono riuniti al Ridotto del teatro comunale. Hanno ascoltato e guardato le immagini. Foto di ieri e di oggi dei boschi dell'Altopiano, l'"oro" della montagna vicentina. Le parole e le suggestioni del video girato dal fotografo "volante" Fabio Ambrosini Bres (realizzati da un deltaplano) e le parole e le foto di Daniele Zovi sono il passepartout di luoghi e memorie che tutti saprebbero additare in una mappa che pochi in realtà conoscono.

 

Ambrosini Bres, descrive la ciclogenesi esplosiva all'origine del disastro. Zovi, invita a riflettere sulla storia, sulla maestosità e sulla fragilità di quei boschi. «Basti pensare - ricorda Zovi - che cento anni fa quei luoghi subirono la devastazione della Grande guerra. Boschi che poi furono "ricostruiti"». E così prese l'avvio la piantumazione su vasta scala di abeti rossi che «a differenza di larici e faggi hanno un apparato radicale più superficiale». Tanto alti quanto fragili. la loro fragilità e i limiti di una piantumazione innaturale sono state svelate il 29 ottobre.

 

Non sorprende che l'appello di Martino Cerantola, presidente di Coldiretti, e le considerazioni dell'assessore alla formazione Cristina Tolio s'intreccino in un unico fil rouge. «Dobbiamo unire le forze per far rinascere la montagna», dice il primo. «È importante la presenza degli studenti perché la scuola non può essere lontana dal territorio», afferma la seconda. L'obiettivo, osserva il direttore de Il Giornale di Vicenza Luca Ancetti, «è riportare il bosco alla sua bellezza originaria, la bellezza di un gioiello». 

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