«Lupi, branco di almeno 9 esemplari»

Una recente foto del branco altopianeseLo studioso Enrico Ferraro
Una recente foto del branco altopianeseLo studioso Enrico Ferraro
Gerardo Rigoni 17.01.2019

[FIRMA] Calo delle predazioni sull’Altopiano da parte del branco di lupi, che ha invece compiuto un’incursione in pianura, al confine tra Lusiana e Salcedo, dove ha predato e ucciso otto pecore.Una migrazione verso quote più basse che trova varie spiegazioni. La prima è sicuramente la minore disponibilità di fauna selvatica sull’Altopiano. La seconda è legata alle basse temperature, che obbligano gli allevatori altopianesi a tenere gli animali nelle stalle. La terza è relativa al fatto che il branco è sempre più consistente e quindi presenta le prime dispersioni degli esemplari più grandi. L’assenza di predazioni sull’Altopiano però non significa che i lupi siano inattivi, tanto che sono quasi quotidiani gli avvistamenti del branco attorno ai paesi della conca centrale. Il branco è stato più volte immortalato pure dalle fototrappole, che permettono di valutare la salute e la consistenza del gruppo: ormai si è stabilito sull’Altopiano e si muove dalla piana di Marcesina, sopra Enego, alla Valdassa tra Roana e Canove, dove si sospetta che il branco si sia consolidato. «Il branco è stato fotografato più volte e si contano nove esemplari, ma non è detto che siano tutti – spiega il biologo Enrico Ferraro, del gruppo di studio del Cai dedicato ai grandi predatori –. In poco più di un mese abbiamo raccolto quasi quaranta video ma solo in due ci sono almeno nove lupi, in uno forse dieci, perché è difficile riuscire a catturali tutti assieme. È comunque una buona ipotesi dire che il branco altopianese sia costituito da dieci esemplari, anche se qualcuno in più non si può escludere. È un dato che conferma la salute del branco, che ha mantenuto una buona sopravvivenza complessiva. Non si esclude anche che qualche esemplare stia partendo in dispersione». «Di questi nove o dieci animali ripresi – conclude Ferraro – non è detto che siano tutti della cucciolata straordinaria di nove piccoli dello scorso anno: la mia impressione è che di quelli piccoli otto siano sopravvissuti e uno, assieme a qualche altro esemplare, è morto. Decessi però non riconducibili ai violenti schianti causati dal maltempo di fine ottobre ma avvenuti prima del fortunale per cause diverse. Tutto però è a livello ipotetico».A confermare che il maltempo non ha causato decessi nel branco sono le varie operazioni di esbosco: finora non sono stati individuati lupi sotto gli alberi; anche i resti degli ungulati sono per ora confermati in appena qualche esemplare. Come sottolinea un documento scientifico recentemente pubblicato dal progetto WolfAlps (e redatto dagli studiosi Elisa Avanzinelli, Radames Bionda, Sonia Calderola, Francesca Marucco, Pier Giuseppe Meneguz e Luca Pedrotti) la mortalità dei lupi è abbastanza alta. «La mortalità dei giovani è molto elevata – scrivono gli autori -: nelle Alpi italiane si stima un tasso di mortalità del 75 per cento entro il primo anno di vita; ovvero solo un cucciolo su quattro riesce a diventare adulto. Tra il primo e il secondo anno di vita i lupi possono adottare due strategie alternative: andare in dispersione e tentare di formare un nuovo branco oppure restare nel branco d’origine e tentare di acquisire la posizione dominante. Anche durante la dispersione la mortalità è molto elevata - proseguono concludendo gli studiosi - e generalmente è da attribuire a cause antropiche come il bracconaggio o incidenti stradali, sebbene possa avvenire anche per aggressione da parte di altri lupi nel caso di “sconfinamento” in territori già occupati».[END]© RIPRODUZIONE RISERVATA