«Meglio la verginità che i tanti tradimenti»

Franca Vallisari, 63 anni, è stata consacrata nel 2002Francesca di Breganze, il vescovo Pizziol, Giuditta di Vicenza e Franca
Franca Vallisari, 63 anni, è stata consacrata nel 2002Francesca di Breganze, il vescovo Pizziol, Giuditta di Vicenza e Franca
Marialuisa Duso 24.08.2018

Si definiscono donne pro-vocanti e la differenza sta tutta in quel trattino, che esprime la loro scelta: stare nel mondo, come laiche consacrate, mantenendo la verginità. Fra loro c’è Franca Vallisari, 63 anni di Chiampo, una vita spesa nell’insegnamento, prima a scuola, adesso in parrocchia. «Ho sempre fatto una vita normalissima - racconta - sono un tipo allegro, ho amato la compagnia. Mi piaceva il mio lavoro, ero attenta ai bisogni dei bambini». Com’è arrivata la svolta? «Non c’è stato un episodio, per questo dico di essere stata guidata, come se varie situazioni mi avessero portato a coltivare la mia fede, a partire dalla scuola, quando mi sono resa disponibile per approfondire la religione. Il Signore è stato furbo con me. Forse sapeva che se conosco le cose prima scappo via». Vita normale vuol dire anche un fidanzato? «Sì. Da giovane ero orientata a formarmi una famiglia, anche se guardando i miei nipoti, che adoro, sentivo che non avrei avuto dei figli». Come gli ha detto che aveva cambiato idea? «Non c’è stato un momento in cui ci siamo detti che era finita. Ci siamo allontanati, pur rimanendo amici, prova ne sia che oggi, è avvocato, se ho bisogno di consigli mi rivolgo a lui. Nel frattempo mi sono incamminata verso la vita consacrata, non sapendo ancora dove sarei andata». Quali le tappe importanti? «Allora cominciavano a diffondersi i gruppi del rinnovamento, la lode mi si addice. Poi ho visto una consacrazione e lì ho capito. Mi è stato affiancato mons. Lazzarini, cercava di prospettarmi gli istituti religiosi, ma era una provocazione. Nulla contro le suore. Ho studiato al Farina, la suora che ci serviva in convitto mi ha fatto amare questa vita, ma non era adatto a me. Infine mons. Nonis ha accolto la mia richiesta di consacrazione, avvenuta il 7 settembre 2002». Cosa ricorda di quel giorno? «L’ha presieduta da mons: Cacciavillan nella mia parrocchia. C’era la chiesa strapiena e dopo tutti sono stati invitati per un rinfresco. L’ho preparata con tre giorni di digiuno, per me è una scelta con un significato molto grande. Non capivo ma sapevo. Ricordo tanta pace e serenità. Sarà anche sacramentale, ma da allora mi sento diversa, sono contenta di questa vita che il Signore mi ha portato a scegliere, ogni giorno di più». Le capita mai di sentirsi sola, desiderare di essere coccolata? «I momenti difficili ci sono, ma non sento delle mancanze. Ho un buon rapporto con la figura maschile e un rapporto di equilibrio sia con mie sorelle consacrate che con mie amiche di studio e mie colleghe. Lo sconforto è di tutti, non solo delle persone che non hanno famiglia, ma credo sia più forte in chi non ha ancora scoperto la grandezza dell’amore di Dio. Certo, è una sofferenza rinunciare all’affettività, ma quando si accetta si raggiunge la pienezza emotiva. L’equilibrio affettivo non è facile, ma è un obiettivo che dovrebbero porsi tutti, considerati gli effetti devastanti dei tradimenti nelle famiglie». Quanto tempo dedica alla preghiera? «Un’ora al mattino, prima della messa e una al pomeriggio oltre al rosario e alla liturgia delle ore». E il resto del tempo? «Sono inserita in parrocchia, mi occupo della chiesetta della Madonna delle Grazie. Cerco di seguire la pietà popolare, per far cogliere e testimoniare la presenza del Signore nella quotidianità. Vivo la mia vita come un pellegrinaggio verso l’eternità e la sfida più difficile è scoprire l’immagine di Dio vivendo fra di noi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA