La Provincia blocca parte della Miteni

Mamme no pfas: protesta ieri davanti alla Procura berica. COLORFOTO
Mamme no pfas: protesta ieri davanti alla Procura berica. COLORFOTO
Luisa Nicoli 07.07.2018

La Provincia ha bloccato una parte della Miteni, quella dove si lavora il nuovo acido GenX (o Hfpoda) recuperandolo da rifiuti che arrivano dall’Olanda, dove si produce tensioattivo fluorurato con una sostituzione dei pfas nella lavorazione industriale. La clamorosa notizia è giunta ieri sera, dopo che si era saputo che l’Arpav aveva chiesto la sospensione dell’attività dell’industria chimica di Trissino. È Matteo Macilotti, sindaco di Chiampo e consigliere delegato all’ambiente della Provincia, ad annunciare assieme al sindaco Davide Faccio di Trissino che già ieri sera la Provincia ha inviato via posta certificata a Miteni l’ordinanza di «sospensione immediata dell’attività di recupero del rifiuto e delle linee operative connesse». «Stiamo parlando della lavorazione attuale della Miteni, non di cose passate: l’azienda - spiega Macilotti - lavora i rifiuti che arrivano dall’Olanda perché è in grado di recuperare altro acido da quegli scarti. È in regola: può farlo con l’autorizzazione Aia rilasciata dalla Regione nel 2014. Ma adesso Arpav - spiega Macilotti - ha comunicato a Regione, Provincia e Comune di Trissino che ha trovato concentrazioni di questo acido nei terreni all’intorno e dentro lo stabilimento di Miteni». È questo che è fuorilegge: quella sostanza non dovrebbe ovviamente finire nell’ambiente. E quindi la Provincia «a titolo precauzionale ha subito emanato un provvedimento di sospensione dell’attività di recupero del rifiuto e delle linee produttive utilizzate per questa attività», La Provincia, aggiunge Macilotti, ha «diffidato Miteni a fornire una relazione tecnica» per spiegare come mai queste sostanze sono finite nel terreno e «a mettere in atto nei tempi più rapidi tutte le azioni necessarie per evitare un inquinamento della falda». «È un fatto grave e inammissibile che potrebbe aprire scenari nuovi - sottolinea Macilotti - visto che stiamo parlando della lavorazione attuale e non passata. I controlli di Arpav continuano». E il sindaco Faccio, ritiene «doveroso il provvedimento della Provincia» e sottolinea «nuovamente che l’atteggiamento di Miteni appare non corretto e neppure collaborativo. È inaudito sapere oggi che sostanze usate solo dal 2014 sono presenti in acque sotterranee. Siamo di fronte all’ennesima prova che dimostrerebbe come molto probabilmente Miteni è il vero inquinatore. Sarà urgente una riflessione tra le autorità competenti», chiude il sindaco che pensa prima di tutto «a mamme e bambini». MAMME NO PFAS. Ieri proprio le “Mamme no pfas” si erano presentate in Procura per esprimere protesta, preoccupazione ma anche indignazione: erano in 47, in rappresentanza di una trentina di Comuni delle zone rosse e arancioni. Con loro Cilssa, Isde medici per l’ambiente, Medicina Democratica, Rete Gas e i vari movimenti no pfas della Provincia. Hanno esposto alcuni striscioni all’esterno del tribunale, “Procura siamo con te”, “Stop pfas”, “La salute è un bene prezioso”, e chiesto un incontro urgente al procuratore Antonino Cappelleri. «Speriamo che ci riceva prima possibile - dice Michela Piccoli – vogliamo giustizia, vogliamo che la Procura intervenga subito. Il tempo delle attese è finito. Ormai hanno tutta la documentazione necessaria. Chiediamo l’immediato sequestro di Miteni e azioni esemplari nei confronti di chi ha approvato e taciuto cosa stava accadendo. Adesso ci troviamo nell’acqua anche una nuova sostanza contaminante, il GenX. Torneremo anche in Regione quanto prima, per capire com’è possibile che sia stata rilasciata l’autorizzazione a trattare rifiuti con la molecola provenienti dall’Olanda». Intanto ieri Miteni aveva rinnovato l’invito alle Mamme no pfas «a venire a vedere come lavoriamo nello stabilimento di Trissino». INTERROGAZIONE. Intanto il deputato di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che da senatore del Pdl aveva presentato una mozione nel 2013 per fissare i limiti di legge dei pfas nell’acqua potabile, ha presentato un’interrogazione al Ministero dell’ambiente per disporre di una serie di dati sulla presenza di perfluori nel territorio nazionale e in Veneto: «Considerato quanto fatto, anche in termini di investimento, dai gestori Acque del Chiampo e Acque Veronesi e i valori al di sotto dei limiti nelle aree interessate, l’interrogazione è un primo passo per avviare un percorso di approfondimento e presa di conoscenza del Ministero di un tema ambientale di grande rilevanza». Per questo Zanettin ha chiesto i dati sull’utilizzo nell’intero territorio nazionale, e in particolare in Veneto, di composti poli o perfluorurati o di altre sostanze organiche che in seguito a processi di degradazione possano rilasciare tali composti; i dati sulla presenza di pfas e pfoa; i risultati dei controlli effettuali nel settore tessile e se il Ministero possa escludere che vi sia dilavamento di sostanze perfluoroalchiliche e loro derivati nel normale uso quotidiano. (ha collaborato Piero Erle) • © RIPRODUZIONE RISERVATA