Le rocce basaltiche ora si candidano a sito dell’Unesco

Uno scorcio di alcuni basalti colonnari di Gambellara.  GUARDA
Uno scorcio di alcuni basalti colonnari di Gambellara. GUARDA
Matteo Guarda 28.09.2018

I basalti colonnari di Gambellara nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità dell’Unesco. È l’ambizioso obiettivo che si è prefissata l’amministrazione comunale aderendo all’associazione temporanea di scopo “Val d’Alpone - Faune, flore e rocce del Cenozoico” per la candidatura del sito dell’ex cava di parco San Marco: in questa zona si trovano le ultime di quelle rocce scure, che si presentano con una caratteristica conformazione geometrica regolare esagonale. «Con questa iniziativa si vuole dare finalmente il meritato lustro a questo fenomeno incredibile della natura che abbiamo e che non è mai stato adeguatamente valorizzato, anzi - afferma il sindaco, Michele Poli -. Purtroppo, di basalti colonnari ne sono rimasti pochi per la scelta scellerata, avvenuta negli anni Cinquanta, di estrarli per farli macinare e utilizzarli come acciottolato per le massicciate dei binari lungo la rete ferroviaria di mezza Italia». Eppure, in tutta Europa di basalti «si è trovata finora solo un’altra cava in Islanda, ma di qualità minore di quelli di Gambellara e dintorni che sono impareggiabili e tutt’ora unici al mondo per maggiore dimensione, regolarità della roccia e purezza geometrica», aggiunge il primo cittadino. Dell’associazione di scopo “Val d’Alpone - Faune, flore e rocce del Cenozoico”, che mira in primo luogo a promuovere a livello Unesco (l’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura) la pesciaia preistorica di Bolca nel Veronese e del Monte Postale, fanno parte in tutto una ventina tra Comuni della provincia di Verona e di quella di Vicenza, tra cui, oltre a Gambellara, anche Crespadoro e Altissimo. Ma ne fanno parte anche l’Università degli studi di Verona, il Parco naturale regionale della Lessinia, Consorzi e Strade del vino e svariate associazioni culturali. Il presidente è Giamberto Bochese, presidente della Strada del Durello, ex sindaco di Roncà e nativo di Gambellara. La sede legale si trova a Vestenanova, c’è una sede operativa a Soave e una secondaria in via Falcone a Gambellara all’associazione “Heimat - Storie di piccola patria”, il salotto culturale fondato dal prof. Luigi Zonin. «Oggi cerchiamo di rivalutare al meglio quello che è rimasto in modo che, da luogo dello scempio, l’ex cava possa diventare davvero un’attrazione internazionale per poter ammirare nella loro rara e ancora intatta bellezza le strutture rocciose basaltiche che sono rimaste - spiega il sindaco Poli -. Al momento, stiamo completando un lavoro di ricerca fotografica e documentale che prevede anche il recupero di filmati d’epoca sull’epopea dell’estrazione dei basalti e del loro indiscriminato sfruttamento». Ma il progetto di valorizzazione riguarda l’intera zona del parco San Marco. «Grazie alla recente convenzione con il locale gruppo Alpini - annuncia il primo cittadino - puntiamo alla messa in sicurezza dei luoghi e al mantenimento della pulizia del verde circostante, con un ripristino decoroso del sito di scavo in modo da tenerci pronti nel caso in cui, nel giro di qualche mese, l’Unesco dovesse pronunciarsi accogliendo la nostra richiesta di inserimento». • © RIPRODUZIONE RISERVATA