Fuga dall'Albania
con il barcone
Ora è imprenditore

Klodian Qoshja, 41 anni, titolare della conceria Dorina
Klodian Qoshja, 41 anni, titolare della conceria Dorina (BATCH)
Alessia Zorzan 07.03.2018

SAN PIETRO MUSSOLINO. Nel 1995 è fuggito dall'Albania, su un gommone, sfidando il mare di notte. Oggi è titolare di una conceria, dà lavoro a una quarantina di dipendenti e non ha dubbi: «Mi sento italiano», dice. Una storia di tenacia, impegno e riscatto quella di Klodian Qoshja, 41 anni, dal 2003 titolare di un'impresa di stuccatura pelli, prima a Crespadoro, poi a San Pietro Mussolino. La sua storia in Italia inizia, da clandestino, poi il lavoro, i documenti e l'attività imprenditoriale. «Ho conosciuto  la paura vera - ricorda - ma in Italia le persone mi hanno dato fiducia».

 

Originario di Durazzo, aveva 19 anni quando, nel 1995, una notte salì su un gommone per lasciare l'Albania e raggiungere l'Italia. «Il viaggio è stato un incubo - ricorda -. Eravamo una montagna, tutti sul gommone, in mezzo al mare, di notte. Una paura che non auguro a nessuno». Arrivato a Brindisi, ha contattato alcuni connazionali e si è diretto a San Giovanni Ilarione, nel veronese. Ma senza documenti. «Ho sempre lavorato, in nero, a giornata, finché nel 1996 c'è stata la sanatoria e mi sono potuto mettere in regola. La vita da clandestino è brutta, vivi nella paura che ti trovino e ti rimandino a casa».

 

A San Giovanni Ilarione ha imparato a lavorare la pelle. Con gli anni ha maturato la decisione di aprire una piccola attività, spostandosi a Crespadoro. Il nome dell'azienda, "Dorina" è quello della moglie con la quale ha tre figli. «Ho aperto nel 2004, poi nel 2007 mi sono trasferito a San Pietro Mussolino, per ingrandire l'impianto. Non ho mai avuto problemi, le persone con me si sono sempre comportate bene, forse perché vedono che mi impegno, che ho rispetto e trasmetto fiducia. Anche con i clienti non ci sono problemi, nessuno mi ha mai discriminato perché sono albanese, anzi mi hanno sostenuto. Ma è importante che chi arriva abbia rispetto per il Paese che lo accoglie».