Piazza di S. Germano crocevia di esistenze

La piazza di San Germano dei Berici, ora Comune di Val Liona, ritratta in una cartolina del 1928 circa. La riproduzione è opera delle edizioni Vittorio Stein di Venezia; pubblicata nel libro di Vittorio Rizzoli, è nella collezione di Alberto CogoQui la piazza è ritratta in una cartolina del 1939 e fa sempre parte della collezione di Alberto CogoLa cartolina è del 1950 circa, Edizione Zappon-Meneghini, collezione di Franco PolatoPubblicata dalle edizioni Tassoni di Lonigo nel 1965 circa, la cartolina è nella collezione di Renzo Pilotto
La piazza di San Germano dei Berici, ora Comune di Val Liona, ritratta in una cartolina del 1928 circa. La riproduzione è opera delle edizioni Vittorio Stein di Venezia; pubblicata nel libro di Vittorio Rizzoli, è nella collezione di Alberto CogoQui la piazza è ritratta in una cartolina del 1939 e fa sempre parte della collezione di Alberto CogoLa cartolina è del 1950 circa, Edizione Zappon-Meneghini, collezione di Franco PolatoPubblicata dalle edizioni Tassoni di Lonigo nel 1965 circa, la cartolina è nella collezione di Renzo Pilotto
Isabella Bertozzo 06.01.2019

“Trova le differenze”: un semplice gioco che in questo caso fa viaggiare nel tempo. A bordo della Macchina del tempo, appunto. Che si ferma a San Germano dei Berici, poco più di mille abitanti. Dal febbraio 2017 è un Comune decaduto essendo nato il nuovo Comune di Val Liona che ha unito le comunità di San Germano e Grancona. Precursore con uno spiccato senso dell’importanza del passato, e premonitore di un futuro condiviso, il libro “Val Liona, cent’anni in cartolina” di Vittorio Rizzoli (2010) è una straordinaria raccolta di cartoline che ritraggono queste terre. Un lavoro certosino che solo una grande passione per la storia della terra in cui si è radicati può far quadrare, svolto da Giuseppe Baruffato e Flavio Dalla Libera accanto all’autore. In particolare colpisce una sequenza di immagini: stessa inquadratura, ma in tempi e da fotografi diversi. È il centro di San Germano, la piazza del paese, punto nodale nel quale confluivano varie strade e si affacciavano i pubblici esercizi, la farmacia comunale e poco distante il municipio e la chiesa. La descrizione puntuale di ciascuna foto, divenute poi cartoline vendute dai negozi ritratti, è di Baruffato, che lì è nato, e alle cui parole è doveroso rimandare: «Ed. Stein, Venezia, 1928 circa. Collezione Alberto Cogo. Questa è la prima di varie edizioni dedicate a quella che era una delle più belle piazze di paese del basso Vicentino. Siamo in una mattina di inizio estate negli anni seguenti la Grande guerra e il bianco monumento davanti alle scuole ricorda i caduti. Presso la sua osteria Luigi Salvatore, detto el Conte, intrattiene alcune persone. Più su si distingue la nuova casa (1911) del valente sartore Ettore Trevisan (detto Beccorosso). Sull’angolo della casa dello speziale dotata di insegna e tenda vi è murata la cassetta postale. Non c’è ancora la rete elettrica e l’illuminazione della piazza è assicurata da un bel lampione. Dietro si scorge l’antico capitello d’inizio ’700 adornato da alcune piante spontanee di cappero. L’elemento unificante è la pietra bianca di San Germano che riveste tutti i muretti e decora gli edifici. A destra spunta la sagoma della probabile copertura del pozzo con carrucola e piccolo albio, precedente alla costruzione del mato meccanizzato che arriverà in seguito». Un decennio dopo: «Ed. non noto, 1939 circa. Coll. Cogo. È arrivata l’elettrificazione ed è stato costruito il nuovo pozzo a stantuffo che solleva l’acqua e che è stato subito denominato el mato. In piazza, verso sera, d’estate, si trovano una quindicina di persone e una gallina. Scuole e farmacia sono però chiuse e il paese, che era quasi il capoluogo della Val Liona, sembra morto. Attorno al monumento crescono alte le erbacce, siamo prossimi alla guerra e già molti uomini si trovano sui vari fronti “dell’Impero”. Una grande scritta di regime sembra giustificare il periodo: “Noi non siamo gli imbalsamatori di un passato. Siamo gli anticipatori di avvenire”. A destra spunta l’angolo del muro di cinta del Brolo del Prete adiacente alla canonica». Altro salto d’una decina d’anni: «Ed. Zappon-Meneghini, 1950 circa. Coll. Franco Polato. Un cipresso sta crescendo rapidamente vicino al monumento dei caduti che ora ricorda anche gli ultimi morti. Il paese sta riprendendosi; nella piazza in una tarda mattinata di primavera posano per il fotografo una ventina di persone: donne che vanno per acqua, qualche giovane e vari bambini. Davanti al capitello il maestro Celi sorveglia i suoi scolaretti, alcuni con tanto di grembiule, colletto e nastro. La farmacia ritinteggiata è anche l’abitazione dello speziale che per maggior riservatezza si è recintato. Si nota anche una Topolino, forse del fotografo, che sembra essere lo stesso autore dello scatto di dieci anni prima». Infine lo scatto più recente: «Ed. Tassoni, 1965 circa. Coll. Renzo Pilotto. Ultima cartolina stampata di via Roma ripresa verso un mezzogiorno di fine inverno. In piazza solo qualche vecchiotto tra cui el vecio Cinato che scende dall’osteria con l’insegna “Alimentari - Vino dei Colli”. All’ombra dell’ufficio postale, munito di inferriate, è in sosta uno scooter. La licenza della farmacia comunale è stata nel frattempo venduta a Pederiva, suscitando vivaci e lunghe proteste verso l’amministrazione. Al mato è visibile un rubinetto per l’acqua potabile, segno che è arrivato l’acquedotto pubblico. L’arrivo di alcuni importanti servizi non ha però frenato l’esodo verso località più ricche. In questi anni il piccolo centro storico subisce rilevanti trasformazioni: dopo la distruzione della ghiacciaia comunale, si abbatte il vecchio comune, si distrugge il caratteristico mato la cui ruota è stata vista l’ultima volta nelle vecchie scuole abbandonate a seguito di un incendio nel 1973». Non resta che fare un giro a San Germano dei Berici per vedere com’è oggi questo luogo. Buon viaggio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA