Nasce in ambulanza, salvata in extremis

L’ambulanza ha portato mamma e neonata all’ospedale San Bortolo di Vicenza. ARCHIVIO
L’ambulanza ha portato mamma e neonata all’ospedale San Bortolo di Vicenza. ARCHIVIO
Franco Pepe 01.07.2018

Stava per morire asfissiata subito dopo la nascita con il cordone ombelicale che le stringeva il collo, ma l’intervento di una bravissima infermiera del team del Suem le salva la vita. Una drammatica avventura, per fortuna risoltasi bene, per una neonata di Vicenza, ora ricoverata in uno del lettini supermonitorizzati della terapia intensiva pediatrica del San Bortolo con il respiratore artificiale attaccato alla bocca. È accaduto l’altra notte. La mamma della neonata, appena avvertite le doglie, si era recata per partorire al Centro Doraluce di Altavilla, una struttura privata in via Cordellina gestita da 4 ostetriche, che, fra i vari servizi rivolti al femminile e al bambino, offre un percorso completo alle coppie che si apprestano a diventare genitori a partire dai primi mesi di gestazione, e accompagnano le donne, che scelgono questa formula, nella preparazione alla nascita, durante la gravidanza, nel momento del parto e nella fase post-parto. Tutto nella norma fino, appunto, al parto. Poi qualcosa non è girato nel verso giusto. E alle 24,45 arriva dalla sede di Doraluce una chiamata alla centrale operativa del 118. Solo, però, un avvertimento. Per un discorso di prudenza, Nel senso che, dalla telefonata, non sembra che la situazione sia particolarmente grave e neppure poco rassicurante. L’ambulanza, comunque, parte. A bordo l’equipaggio composto da un autista-soccorritore e dall’infermiera Silvia Carlesso. Non c’è un medico, perché, come detto, dalle parole del colloquio con il personale di Doraluce, non sembra che ci sia da affrontare un’emergenza. Ma, quando arrivano ad Altavilla le cose, invece, appaiono molto complicate. Il parto è difficile. La donna soffre ma la bambina non nasce. A questo punto l’infermiera decide di caricarla sull’ambulanza e di trasportarla d’urgenza al San Bortolo. Così avviene. Ma il mezzo del Suem è partito da pochi minuti quando la testolina della bimba comincia a spuntare dal grembo della mamma. Sono le 1,19 della notte. L’infermiera, con una straordinaria abilità, fa nascere la neonata, ma c’è subito una difficile complicazione. La batuffola è venuta fuori con due giri di funicolo ombelicale, quello che collega feto e placenta, attorcigliato attorno al collo. La neonata non respira, sta diventando cianotica. Non c’è da perdere un istante. Non si può tentennare. Altrimenti muore. Attimi febbrili. La mamma ha paura. Ma l’infermiera del Suem non tentenna, non si perde d’animo, e, con una manovra veloce quanto accurata, riesce a liberare la scriccioletta dal nodo che la stava strangolando. Un intervento provvidenziale. L’ambulanza, intanto, arriva all’ospedale di Vicenza. La piccolina viene subito trasportata nel reparto ultraspecialistico di terapia intensiva pediatrica, e intubata. E’ in stato di insufficienza respiratoria. Ha bisogno, cioè, di essere aiutata per respirare, viene ricoverata in prognosi riservata, ma lo staff guidato da Paola Ferrarese sotto la supervisione del primario Massimo Bellettato, un’autentica eccellenza, è pronto a fronteggiare un caso critico del genere pur davvero ai limiti. La piccolina comincia a migliorare. Ieri il respiro doveva essere ancora sostenuto. «Ma – dice il primario Bellettato – se la caverà». Anzi, nessun segno di sofferenza neurologica per la neonata. Un altro episodio di “buonasanità” al San Bortolo. La bimba deve la vita alla presenza di spirito e alla preparazione professionale dell’infermiera Carlesso. Del resto il 118 vanta un personale di assoluta qualità. «Seguono tutti – spiega il primario del Suem Federico Politi – i corsi di rianimazione della patologia neonatale». • © RIPRODUZIONE RISERVATA