Morì in una rapina
Una sala oggi
ricorda la vittima

Il momento in cui è stata scoperta la targa in memoria della vittima
Il momento in cui è stata scoperta la targa in memoria della vittima
Antonio Gregolin12.03.2018

MONTEGALDA. È riecheggiato ieri mattina, tra le navate della chiesa di Colzè di Montegalda, a quarantacinque anni dalla sua tragica morte, il nome di Maria Luisa Vettore. Una storia e un nome che ai più giovani forse potrà significare poco, ma che per i suoi compaesani fa riaffiorare i ricordi di un fatto di cronaca nera, rimasto indelebile nel Vicentino.

Era un sabato, quel 10 marzo del 1973, quando Maria Luisa Vettore di 18 anni appena ed Edda Fantin, di 35 anni, divennero involontari ostaggi di una banda di rapinatori che irruppero nel laboratorio orafo Lo.Vi a Ponte San Paolo in città. Le due donne si trasformarono di fatto in una sorta di “scudi umani” per i rapinatori, e diventando poi vittime innocenti di una fuga conclusasi tragicamente. I rapinatori infatti si schiantarono contro un platano lungo la statale nei pressi di Tavernelle. Un episodio che per la sua efferatezza ebbe subito un’eco nazionale. 

 

A quarantacinque anni dall’episodio che sconvolse la tranquillità della piccola frazione di Montegalda, dove appunto risiedeva Maria Luisa, ieri è stata celebrata una messa di suffragio, officiata dal parroco don Sigfrido Crestani, per ricordare la vittima. Alla celebrazione hanno partecipato anche il prefetto Umberto Guidato, il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti, l’assessore comunale Isabella Sala in rappresentanza dell’amministrazione-Variati, e i sindaci dell’area capeggiati dal primo cittadino di Montegalda, Andrea Nardin. Con loro i rappresentanti dei carabinieri, il colonnello Alessandro Giuliani del comando di Vicenza, il colonnello “sindaco” Erick Daiga della caserma americana Ederle e, per la Provincia, il consigliere Renzo Marangon.

 

Una chiesa parrocchiale gremita per l’occasione con molti fedeli presenti alcuni dei quali coetanei di Maria Luisa. Sono stati proprio loro a ricordare, con una lettera aperta, la giovane. 
Nei primi banchi anche il fratello di Maria Luisa, Gianfranco Vettore, che ha seguito commosso la funzione che si è poi spostata nella vicina sala comunale polivalente, dove è stata scoperta una targa in memoria della sorella. Per tutti quello spazio da poco realizzato, si chiamerà “Sala Maria Luisa Vettore”. 
Tra i testimoni presenti anche Giorgio Sala, allora sindaco di Vicenza, che in un suo incisivo ricordo ha detto: «Ricordo benissimo quei concitati momenti. Ma soprattutto, rammento il discorso che tenni al funerale delle due donne. Fu il momento più difficile della mia lunga militanza politica».