Maresciallo si spara davanti ai colleghi

Il maresciallo Marco Brentonego aveva 48 anni
Il maresciallo Marco Brentonego aveva 48 anni
02.12.2018

Si è tolto la vita sparandosi con la pistola di ordinanza, davanti ai colleghi carabinieri che nulla hanno potuto per fermarlo e salvarlo. Ha l’epilogo più tragico il dramma esistenziale di Marco Brentonego, 48 anni, maresciallo dei carabinieri già in forza alla stazione di Lonigo, che è morto ieri nel tardo pomeriggio a San Bonifacio. Secondo quanto ricostruito, la tragedia inizia a materializzarsi quasi 24 ore prima. L’uomo, che soffriva di alcuni problemi, era in congedo per malattia. Nella giornata di venerdì è stata segnalata la sua scomparsa: il maresciallo aveva con sé l’arma d’ordinanza e anche per questo erano immediatamente scattate le ricerche, nel timore che qualcosa di grave potesse accadere. I carabinieri si sono messi subito alla ricerca del collega: senza tregua, hanno messo in campo tutte le forze possibili, le unità cinofile e anche “Fiamma”, l’elicottero in dotazione. Fin dalla mattinata di ieri, i militari hanno passato al setaccio le zone della Val d’Alpone prima e di San Bonifacio poi: l’elicottero, atterrato almeno un paio di volte a San Giovanni Ilarione, faceva la spola lungo il corso dell’Alpone a fare il pari con un numero notevolissimo di automezzi. Uno spiegamento di forze che ha messo in allarme anche la popolazione. Verso il tramonto la mobilitazione si è spostata a San Bonifacio. Lì, all’altezza del ponte della Motta, i carabinieri sono riusciti finalmente a rintracciare il collega, ma a quel punto la situazione è precipitata: il maresciallo, non appena li ha visti, si è fermato, ha estratto la pistola e l’ha rivolta verso di sé. Non c’è stato nulla da fare. Impossibile avvicinarsi, al ponte della Motta, riaperto solo alle 19. Il traffico è stato deviato ed era impossibile attraversare tanto il ponte quanto le passerelle pedonali anche a piedi. Il paese è rimasto spezzato in due e, ai piedi e lungo la ciclabile, ambulanze, camion e mezzi dei vigili del fuoco, decine di auto dei carabinieri. Il dramma è diventato un fascicolo sul tavolo del pubblico ministero di turno, Stefano Aresu, che ha informato il procuratore della repubblica, Angela Barbaglio. Fino a ieri sera non sono stati trovati biglietti o altre forme di messaggio scritti dal carabiniere che spiegassero i motivi del tragico gesto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA