Guerra fra Comuni sull’azienda del gas Esposto del sindaco

È guerra fra Comuni sulla società che gestisce il gas. La questione provoca polemiche anche in Consiglio
È guerra fra Comuni sulla società che gestisce il gas. La questione provoca polemiche anche in Consiglio
Lino Zonin 15.01.2019

C’è fermento, e anche un po’ di confusione, attorno alla decisione presa da alcuni Comuni di cedere le quote di Unicoge, la partecipata che cura l’approvvigionamento e la vendita di gas naturale a Lonigo e in cinque centri della Bassa veronese. L’amministrazione guidata dal sindaco Luca Restello ha deliberato di mettere sul mercato la parte posseduta da Lonigo - pari al 18,66% - e di utilizzare il ricavato per finanziare la Cittadella dello sport. Della cordata dei Comuni favorevoli alla vendita fanno parte anche Zimella, Soave e Colognola ai Colli. Gli altri due soci - San Bonifacio e Cologna Veneta - non solo hanno deciso di mantenere le quote in loro possesso ma hanno rilanciato con una mossa inattesa e spiazzante, prospettando la creazione di una nuova società disposta ad acquisire le parti di capitale sociale messe in vendita e ottenere così l’intero controllo dell’azienda. I due Comuni godono del diritto di prelazione e si ritiene che la loro iniziativa possa portare a un forte deprezzamento di valore delle quote. Il sindaco di Lonigo reagisce con decisione alla mossa dei colleghi dei due centri veronesi. «Nell’operato delle amministrazioni di San Bonifacio e Cologna - afferma Restello - ravviso delle iniziative che si possono configurare come turbativa d’asta e sto preparando in tal senso un esposto per la procura e per la Corte dei conti. La decisione di vendere le quote non è un mio capriccio, ma nasce da una precisa disposizione di legge che obbliga i comuni a uscire dalle partecipate che svolgano attività non strettamente necessarie ai bisogni della collettività. Ritengo che la compravendita del gas non sia da configurare tra gli obblighi principali di una pubblica amministrazione. La scadenza fissata dalla legge è stata prorogata al 31 dicembre 2021 - conclude il primo cittadino - ma conviene vendere in fretta, prima che l’avvento del libero mercato faccia crollare i prezzi». Quanto al futuro della Cittadella dello sport, Restello precisa: «Stando alle stime più ottimistiche, l’importo che potremmo incassare dalla vendita delle quote è di oltre tre milioni di euro. Se arriveranno questi soldi, bene, altrimenti il progetto della Cittadella andrà avanti con la realizzazione dei diversi moduli indipendenti l’uno dall’altro previsti dal piano. Tuttalpiù rinunceremo alla costruzione del palazzetto dello sport. In tal caso, qualcuno si assumerà la responsabilità per il danno arrecato alla nostra città». Le minoranze consiliari leonicene stanno invece dalla parte dei Comuni dissidenti. «Se l’operazione andrà in porto - commenta Luigi Tassoni - la somma che Restello aveva prospettato di incassare dalla vendita sarà di molto inferiore rispetto alle aspettative. La conseguenza di questa sciagurata operazione sarà l’uscita di Lonigo da un’azienda sana e virtuosa che fornisce gas a prezzi contenuti e distribuisce ogni anno cospicui dividendi. Le amministrazioni di San Bonifacio e Cologna si dimostrano lungimiranti e attente agli interessi dei cittadini; Lonigo, invece, svende uno dei gioielli di famiglia per inseguire la chimera della Cittadella dello sport, caparbiamente voluta dal suo sindaco». Sulla stessa lunghezza d’onda la consigliera Chiara Gianesin, che afferma: «Uscendo da Unicoge Lonigo non avrà più la possibilità di acquistare gas a prezzi calmierati, perderà la parte di utili distribuita dalla società e si troverà priva di uno sportello dedicato alle esigenze dei cittadini. Peggio di così, Restello non poteva fare». • © RIPRODUZIONE RISERVATA