Magrin dice “33” e saluta la politica

Flavio Magrin ha iniziato il suo impegno nel 1985, oralascia. ARCHIVIO
Flavio Magrin ha iniziato il suo impegno nel 1985, oralascia. ARCHIVIO
Emilio Garon 18.07.2018

Molti volti nuovi nella recente amministrazione di Barbarano Mossano. E anche qualche uscita eccellente. Tra gli ex di Barbarano che hanno scelto di non ricandidarsi c’è anche un amministratore che per 33 anni è stato protagonista della politica locale. È Flavio Magrin, nella sua attività a Barbarano ha svolto sei mandati con cinque sindaci diversi. Ha iniziato nel 1985, sindaco Ernesto Zamboni. A partire dal 1990 per dieci anni è stato assessore con sindaco Angelo Tonello. Poi vicesindaco con la prima amministrazione di Paolo Bogoni dal 2000 al 2005. Quindi fermo un giro per ricaricare le batterie e poi di nuovo tra i banchi del Consiglio, nel 2010, stavolta tra le file della minoranza nella gestione di Roberto Boaria. Con l’elezione di Cristiano Pretto nel 2015 un nuovo incarico di giunta come assessore al Bilancio, Viabilità e Personale. Un curriculum che è quasi una storia. «La storia l’hanno fatta i cittadini di Barbarano e Mossano con la scelta di unire i due comuni. Io ho sempre collaborato per gestire al meglio le risorse e portare avanti lo sviluppo e il decoro del paese». Quali sono le cose che ricorda con maggior soddisfazione di questi 33 anni? «Si sono fatte molte cose, il paese si è sviluppato ed è cresciuto. Uno dei risultati più significativi secondo me è l’acquisizione del Palazzo dei Canonici nel 1992. È costato 200 milioni di lire, un simbolo ritornato alla comunità. Poi come assessore ho collaborato per il riuso seguendo la progettazione all’arch. Emilio Alberti». Altri ricordi? «Non dimentichiamo la lotta durata vent’anni contro la cava di Monticello. Le varie amministrazioni, tutte, indistintamente, da Tonello a Boaria, hanno sempre contrastato questo scempio, portando avanti con convinzione una battaglia per salvare il colle. Non ci siamo mai arresi e, alla fine; il risultato ci ha premiati: il colle è protetto». Lei è stato, fra l’altro, assessore ai Lavori pubblici, di quali opere è più orgoglioso? «Le opere sono state innumerevoli. Tra le cose che voglio ricordare la pista ciclo-pedonale che da Ponte raggiunge la zona industriale: è stato un lavoro certosino nel raggiungere gli accordi con i proprietari dei terreni. Un altro successo di Barbarano è la raccolta differenziata. Siamo partiti tra i primi comuni del vicentino nel 1990, tra scetticismo e novità. Un azzardo, una scommessa che ci ha fatto vincere il premio nazionale di comune riciclone». Le deriva da questo la fama di “assessore verde”? «Un titolo che mi fa piacere. Sono sempre stato attento all’ambiente, alla protezione dei colli. Grazie alla collaborazione del geometra comunale Sergio Barbieri, vero pollice verde di Barbarano, tutti gli anni abbiamo messo a dimora piante, ripulito i colli, dispensato fioriere». Quali progetti ricorda per aver dedicato particolare impegno alla loro realizzazione? «Senza imbarcarci in operazioni di propaganda, abbiamo garantito sicurezza e tranquillità: nel paese si sta bene, si convive e non ci sono mai stati problemi particolari. Scuole, associazioni, anziani sono sempre stati nelle delibere delle varie giunte comunali. Ma vorrei ricordare anche che, grazie all’impegno mio, di Cinzia Toninello e del sindaco Tonello, è stata data alle stampe la storia di Barbarano, una poderosa opera coordinata da mons. Ermenegildo Reato, che è considerata tra le più importanti sulla storia locale veneta». Comincia una nuova sfida, il comune di Barbarano Mossano. Perché Magrin ha scelto di non esserci in questa macchina amministrativa? «Penso di aver dato molto e ritengo che bisogna lasciare spazio. I prossimi amministratori avranno compiti impegnativi: con le disponibilità economiche che si ritrovano dovranno fare scelte importanti, non demagogiche ma improntate allo sviluppo. Ci sono persone preparate, sapranno lavorare bene». • © RIPRODUZIONE RISERVATA