Regione bocciata
Bando del Prosecco
stoppato dal Tar

Uve di Gleria che serviranno per produrre bottiglie di Prosecco Doc. ARCHIVIO
Uve di Gleria che serviranno per produrre bottiglie di Prosecco Doc. ARCHIVIO
Cristina Giacomuzzo14.06.2018

Il Tar boccia la Regione sul bando del Prosecco. Ora sarà costretta a inserire i tre imprenditori vicentini che hanno fatto ricorso. «Ma nessuno sarà escluso dalla graduatoria pubblicata a marzo», assicura l'assessore all'agricoltura, Giuseppe Pan. Resta da capire cosa decideranno di fare gli altri produttori, una ventina almeno, sul piede di guerra perché si sono visti escludere dal bando per gli stessi motivi riconosciuti dal Tribunale regionale. Sullo sfondo c'è una sorta di guerra tra vicentini e trevigiani. In palio ci sono 997 ettari di terreno da coltivare a Prosecco, vale a dire oro liquido. Sì, perché concedere la possibilità di coltivare nuova Gleria, per poi trasformarla in bottiglie di Prosecco Doc, significa ricavi sicuri. E che ricavi.

 

IL NODO. Tutto nasce per una questione tecnica sui requisiti previsti nel bando che mettono in palio tre importanti punti. I più penalizzati sarebbero stati proprio i produttori del Vicentino, ma non solo. Di cosa si tratta? La Regione, nell'ottobre 2017, su indicazione del Consorzio di tutela, pubblica un bando per accedere a nuove quote di prosecco. Lì viene indicata la certificazione Sqnpi (sistema di qualità nazionale di produzione integrata) per i tre punti. Attenzione però. Ci sono due livelli di certificazione: uno base detto di "conformità agro-climatico ambientale" e l'altro, più completo, il marchio, che viene rilasciato dopo l'analisi dell'uva e persino del trasporto delle bottiglie. Il 5 dicembre si chiudono i termini per le domande. Rispondono 4472 aziende di cui 2457 dal Trevigiano, 543 dal Veneziano, 871 dal Padovano, 19 dal Bellunese e 582 dal Vicentino. Il 2 novembre però la Regione invia una mail ad Avepa, braccio operativo, che a sua volta informa le categorie specificando che per i tre punti serve il secondo livello di Sqnpi. Non tutti però l'hanno. Ed è tardi per ottenerlo visto che i grappoli non sono più disponibili. Iniziano le contestazioni. L'8 marzo viene pubblicata la graduatoria. E inizia la guerra in tribunale.

 

IL RICORSO. Del gruppo di esclusi, solo tre imprenditori, tutti vicentini, decidono di affidarsi a un team di avvocati (Roberta Rocchetti di Padova, Federica Berrino del foro di Roma e il professore Andrea Guarino sempre della capitale) che fa ricorso e chiede la sospensione cautelare con l'inserimento provvisorio in graduatoria dei loro clienti. Nei giorni scorsi invece il Tar, a sorpresa, entra nel merito ed emette direttamente la sentenza che boccia la Regione. «Il Collegio - si legge nel dispositivo - ritiene che i ricorsi siano fondati perché il mancato riconoscimento dei tre punti per il criterio Sqnpi è illegittimo per la violazione dei principi di ragionevolezza, non contraddittorietà, tutela del legittimo affidamento e pubblicità, nonché non parità di trattamento». In pratica, dicono i giudici, la specificazione della Regione a bando aperto avrebbe dovuto essere debitamente pubblicata e non limitarsi ad una nota ad Avepa. Tale precisazione poi viene definita «incoerente» perché nel bando «si fa rifermento chiaramente al metodo di produzione», cioè la prima certificazione, non la seconda. «E ancora di più - si legge - tale interpretazione non è ragionevole considerato che la stessa Avepa ha assegnato i tre punti ad alcune aziende considerandole comunque "certificate" in presenza della sola certificazione "agro-climatica" sulla base della diversa finalità della richiesta di adesione alla certificazione Sqnpi. Ma questa non può essere una vera discriminante».