È un Vicenza che va di corsa Colella? Mi ha ridato la luce

Alessio Curcio arriva dall’Arzachena, squadra nella quale ha segnato 13 gol in 35 gare. D. CISCATO
Alessio Curcio arriva dall’Arzachena, squadra nella quale ha segnato 13 gol in 35 gare. D. CISCATO
03.09.2018

Adesso comincia a divertirsi e a divertire. Chissà se con la maglia biancorossa del Vicenza Alessio Curcio riuscirà a ripetere l’exploit che gli è riuscito lo scorso campionato con l’Arzachena (13 gol in 35 partite giocando da seconda punta). I segnali incoraggianti non mancano: nelle ultime partite il trequartista di scuola Juve si è messo in luce entrando spesso nel vivo del gioco, fornendo assist perfetti e segnando bei gol come quello che ha aperto le marcature sabato a Caldogno contro il Montebelluna. Giacomelli-Arma-Curcio e palla in fondo al sacco: tutto di prima, tutto molto bello. Magari andasse sempre così!… Quella sarebbe la perfezione… Di sicuro è importante che ci cerchiamo e ci troviamo sempre più spesso tra compagni di reparto. Magari c’è voluto un po’ di tempo e ce ne vorrà ancora, ma l’intesa sta diventando quella giusta: cerchiamo di conoscerci meglio per sfruttare l’uno le caratteristiche dell’altro, e i risultati cominciano a vedersi. Lei intanto ha segnato ancora: sta tornando il “vizietto” dell’anno scorso? Io me lo auguro, è quello che si prova a fare: segnare ti aiuta a segnare, diventa un’abitudine, si trova fiducia e confidenza. Anche per questo nel secondo tempo avevo provato a dare un assist a Giacomelli, che nelle ultime due partite è stato più sfortunato sottorete: Arma era messo molto meglio, ma in questa partita mi sembrava giusto provare a favorire anche un altro compagno. In realtà però ho sbagliato, perché bisogna sempre cercare di fare la cosa più efficace per la squadra e il risultato, anche in amichevole. Colella vi chiede di correre molto anche in fase difensiva. In questo modulo è fondamentale. Dobbiamo correre tanto, ma soprattutto lo dobbiamo fare nel modo giusto e intelligente, per ottimizzare gli sforzi e non perdere lucidità. Sono movimenti che devono essere coordinati tra i compagni: per questo servono un po’ di tempo e tanta applicazione. Quanto conta il rapporto personale, oltre che professionale, con l’allenatore? Per me è importantissimo, perché c’è un confronto continuo che mi stimola molto. Del resto a Colella umanamente e sportivamente io devo tanto: è stato lui a rimettermi in rosa al Renate dopo che ero stato estromesso, non lo dimenticherò mai. Era il momento più buio per me: mi ha dato una luce di speranza e da lì sono ripartito. Fondamentale poi l’esperienza in Sardegna: un anno e mezzo tra Nuorese ed Arzachena. Non le manca l’isola? Solo a sentire nominare la Sardegna mi brillano gli occhi e sarà sempre così: è il paradiso in terra dal punto di vista naturalistico, e poi per me ha significato la rinascita come calciatore, quindi c’è un legame di amore profondo che non si spegnerà mai. Ci torno spesso, appena posso, ma sono contentissimo della scelta che ho fatto venendo a Vicenza, che è comunque una città molto bella. Comincia ad ambientarsi? L’impatto immediato dalla costa Smeralda all’altopiano di Asiago è stato un po’ tosto, non lo nego… Però in carriera ho già giocato tanto al nord, e comunque chi fa questo gioco, che non mi sembra giusto chiamare lavoro, sa bene che in genere si deve abituare ai trasferimenti abbastanza frequenti. Comunque a me piace girare e scoprire i luoghi che non ho ancora visitato: per questo sono convinto che il Veneto, che conosco poco, mi saprà conquistare. E in campo, a due settimane dall’inizio del campionato, come si sente? Sempre meglio, comincio a divertirmi davvero con questa squadra, sto entrando bene nei meccanismi e stiamo crescendo come collettivo: non vedo l’ora che parta il campionato perché secondo me potremo fare davvero bene. © RIPRODUZIONE RISERVATA