Nicchi: «Minacciati
di morte, la Figc
non ci difende»

Marcello Nicchi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri
Marcello Nicchi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri
06.04.2018

Arbitri sotto attacco, minacciati di morte e a rischio tagli. A lanciare l’allarme il presidente dell’Aia, Marcello Nicchi, che assieme al vicepresidente Narciso Pisacreta e al designatore di Serie A, Nicola Rizzoli, è stato destinatario di una serie di buste con proiettili recapitate, circa dieci giorni fa, nella sede dell’Associazione arbitri e su cui è in corso un’indagine per “minacce aggravate“ da parte della Procura di Roma. «Rizzoli ed io siamo stati minacciati con pallottole arrivate nelle buste» la denuncia di Nicchi. Sullo sfondo, la contestazione dei tifosi della Lazio per i presunti torti subiti in Lazio-Torino e per i quali alcune settimane fa c’è stato un sit in di protesta davanti alla sede della Federcalcio, mentre gli arbitri Giacomelli e Di Bello, rispettivamente direttore di gara e responsabile Var, dovranno comparire in tribunale citati in giudizio da 11 sostenitori biancocelesti. L’accusa è anche a certi media: «C’è un giornalista professionista che in una trasmissione ha affermato: “Hanno dichiarato guerra a un popolo e in guerra non si va suonando lo zufolo, si va sparando. Bisogna sparare agli arbitri e non permettere loro di arbitrare“. Questa è la conseguenza», sottolinea Nicchi, spiegando che il responsabile di questa frase è stato «regolarmente denunciato e ora seguiremo gli sviluppi». Da quella protesta dei tifosi laziali, Nicchi si aspettava una presa di posizione più dura da parte della Figc e invece «non c’è stata una parola da parte di nessuno». Peraltro, finire innanzi a un tribunale a rendere conto degli errori in campo «è una cosa gravissima», incalza Nicchi, al quale ha subito risposto il collegio legale che assiste i tifosi laziali, sottolineando «che gli arbitri Giacomelli e Di Bello non hanno nemmeno riscontrato la richiesta di definire la vicenda fuori dal Tribunale loro rivolta e che la convocazione dinanzi al Giudice di Pace è stata la inevitabile conseguenza di tale rifiuto». Un’Aia che dice di sentirsi accerchiata e minacciata anche da fuoco amico. Quello di una Figc dalla quale «è in corso un attacco all’autonomia dell’Aia per accentrare tutto a Roma», ha accusato il numero uno dei fischietti, che non paga i rimborsi «per 7,5 milioni per circa 30 mila prestazioni», accusa ancora Nicchi, e che sembra sottovalutare il problema della violenza sugli arbitri. «Non è più procrastinabile questo problema e non può più essere sottovalutato» ha chiarito, «trecento arbitri sono stati soggetti a violenza, cento di loro sono finiti al pronto soccorso. E delle sanzioni pecuniarie (da parte della Lega Dilettanti, che ha già pagato 78 mila euro) mancano ancora 155 mila euro». Oltre i cento milioni di tagli che la Federcalcio vuole applicare sui raduni. Nicchi ha evitato di minacciare: «Il mondo arbitrale è qualcosa che funziona e non vi parlerò del due per cento (il peso dell’Aia nel consiglio federale che alcuni vorrebbero togliere agli arbitri), e non sono qui a parlare di sciopero, mai nominata questa parola». In sintesi, il suo pensiero è chiaro: «Non vogliamo soldi in più, ma ridateci quelli che ci dovete dare». Il momento resta agitato.