I 50 anni di Aic
Festa in Basilica
per i big del calcio

Cena di gala con tanti big del calcio in Basilica. COLORFOTO
Cena di gala con tanti big del calcio in Basilica. COLORFOTO
Roberto Luciani 07.07.2018

VICENZA. Metti una sera a cena Gianni Rivera, Lamberto Boranga, Roberto Bettega, Morgan De Sanctis, Damiano Tommasi, Mimmo Di Carlo, Franco Carraro, Giancarlo Abete, Franco Colomba. E prima ancora, metti un aperitivo assieme a tutti loro sulla terrazza della Basilica Palladiana, con un cielo da cartolina che dà appuntamento all'indomani.

Nostalgia canaglia ma attenzione a ridurre questa serata di gala, clou del 50° compleanno dell'Associazione Italiana Calciatori, ad una mera rimpatriata. E no. Il calcio di oggi è figlio delle lotte sindacali, di tavoli di contrattazione infiniti, di battaglie durissime, persino di uno sciopero, che queste persone, smessa ognuno la divisa domenicale della propria squadra, al lunedì decidevano per dare lo status e la dignità di lavoratori anche ai calciatori. Che sono sempre stati dei privilegiati rispetto a un operaio ma che spesso, a fine carriera, si ritrovavano con una vita da reinventare sotto tutti i punti di vista. Giù il cappello dunque, con un pizzico di deferenza che ogni amante del calcio prova sempre di fronte a un loro idolo.

 

Dunque, tra un prosecco, una tartina, tante strette di mano e aneddoti senza tempo, si racconta un'epoca, con il mitico Sergio Campana, colui che fece la scintilla e poi inventò il fuoco, che umile come sempre se ne sta quasi in disparte a godersi lo spettacolo lasciando al direttore generale Gianni Grazioli l'onore e l'onere dell'accoglienza.

 

Su, il panorama è splendido come Vicenza e anche gente come Carlo Tavecchio, il presidente degli arbitri italiani Marcello Nicchi e l'ex medico dell'Inter Piero Volpi se lo godono volentieri. Silvano Maioli, storico segretario dell'Aic, apre il resto della pattuglia dei vicentini. Tra loro Mimmo Di Carlo, Paolo Bedin, Claudio Pasqualin, il sindaco Francesco Rucco, che ha calcio ha giocato con gli amici ma che la “R” del Vicenza la porta tatuata sul braccio: «Sono felice che abbiamo provveduto a riassegnare lo stadio al Lanerossi Vicenza».

 

Mimmo e mister Colomba puntano la lente su quegli anni da sindacalisti: «Campana ci ha insegnato a mettere in campo anche i valori e questo ci è servito anche nelle nostre carriere sulla panchina. Di quell'epoca restano nitidi i confronti e gli scontri con l'allora presidente della Federcalcio Antonio Matarrese, era difficile preparare una strategia diceva sempre di no. Era il gioco delle parti, poi arrivò Abete, il calcio era già cambiato».

Franco Carraro, monumento vivente dell'altra metà del cielo un tempo di cuoio, quella dei dirigenti poi politici, ride di gusto: «Campana era bravissimo ad arrivare sul ciglio del burrone e a fermarsi. Il fatto è che quel mondo stava cambiando e capisco che i tifosi facciano fatica a ritrovare delle bandiere. Oggi un ragazzo di 18 anni come Donnarumma è padrone del suo destino anche contrattualmente».

 

E Gianni Rivera, re dei selfie in piazza dei Signori - la classe non è acqua neppure con i capelli bianchi – sottolinea che «anche ai miei tempi si diceva che non c'è più il calcio di una volta».

CORRELATI