Hayden non ce l’ ha fatta
È morto dopo 5 giorni di coma

Nicky Hayden dopo una vittoria con la moto Gp
Nicky Hayden dopo una vittoria con la moto Gp (BATCH)
23.05.2017

Un uomo semplice, un grande pilota che amava correre sulle due ruote più di ogni altra cosa. Questa l’essenza di Nicky Hayden, campione del mondo 2006 della classe regina. Resterà negli annali per quel suo unico titolo iridato, perchè toccò a lui spezzare il lustro di egemonia di Valentino Rossi che fino al suo arrivo non aveva avuto rivali. Quella di «Kentucky Kid», come era soprannominato, è una morte assurda perchè come gli antichi gladiatori che rischiavano la loro vita nell’arena, ci si aspetta che se qualcuno ci lasci per la propria passione, lo faccia mentre sta sfrecciando a 300 all’ora in pista. Invece, il destino, bieco, se l’è portato via cinque giorni dopo il suo incidente mentre si stava allenando sulla sua bici da corsa lungo la strada Riccione-Tavoleto. La prognosi non è mai stata sciolta e le sue condizioni sono sempre state definite «gravissime». In un primo tempo era stato trasportato al Pronto soccorso dell’ospedale «Infermi» di Rimini, quindi al «Bufalini» di Cesena. Purtroppo i sanitari non avevano dato speranze. I bollettini medici che si sono succeduti fino a quello di oggi che ha annunciato la sua scomparsa, non avevano mai lasciato grandi speranze, parlando di «grave politrauma con conseguente gravissimo danno cerebrale». Vicino a lui c’è sempre stata la fidanzata Jackie, che si trovava in Italia per la gara di Superbike ad Imola, dove Hayden aveva corso il weekend precedente all’incidente.

Subito sono arrivati dagli USA mamma Rose ed il fratello Tommy. Anche lui pilota professionista come l’altro fratello Roger Lee. È rimasto a casa, per problemi cardiaci che non gli permettevano di affrontare il volo transoceanico, papa Earl, anch’egli ex pilota che aveva incoraggiato Nicky a saltare in sella alla due ruote, tanto da spingere Kentucky Kid a scegliere di correre con il suo 69. Tutti loro, hanno sperato, pregato, auspicato, che la forte fibra del 36enne pilota a stelle e strisce potesse fare il miracolo. Ogni ora, ogni giorno che è passato, ci si confortava dietro il «no news, good news», l’importante era che potesse tornare a vivere, normalmente, magari con un nuovo ruolo di commentatore. Invece, le speranze si sono spente al tramonto di oggi. Con lui se ne va un’altro di questi «pazzi» che tanto ci emozionano, ci tengono incollati al video per seguire le loro gesta, le loro staccate incredibili che solo campioni come Nicky sanno fare. La battaglia tra Rossi e Vinales a Le Mans, conclusa con lo scivolone del «Dottore» che a 37 anni suonati non vuole cedere al nuovo che avanza, ne è un esempio. E proprio dal nove volte campione del mondo nei giorni del weekend di gara francese sono arrivate le parole più belle, i ricordi di un amico vero. «Siamo stati compagni di squadra con la Honda nel suo anno da rookie, il 2003, -ricorda il Dottore- Il più bel ricordo che ho di lui però è quando è venuto a darmi la mano dopo la sfortunata gara di Valencia 2015, durante il giro d’onore. Per lui era l’addio alla MotoGP, io avevo appena perso il mondiale. Il suo sguardo di supporto dentro il casco è uno dei pochi ricordi positivi che ho di quel giorno».

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