Dinastia Galchenyuk gli anni ruggenti e un tricolore storico

Alexander con il  figlio Alex
Alexander con il figlio Alex
Cesare Pivotto 27.06.2018

Cesare Pivotto ASIAGO Alexander Galchenyuk, bielorusso di Minsk, classe 1967, uno dei giocatori stranieri passati per Asiago che resterà nella storia visto che firmò il rigore che assegnò all’Asiago il suo primo scudetto. I due anni ad Asiago... «Dopo Minsk, Mosca e Milano, Asiago è stata la mia prima volta in una piccola realtà e mi è subito piaciuto; bello il calore dell’accoglienza, camminare per strada con tutti che ti salutano col sorriso, i bambini che giocavano ad hockey per le strade. Tutta la mia famiglia ha amato questo posto e la sua gente ed ha un bel ricordo di tutti. Mio figlio Alex ha iniziato qui a giocare a hockey, mentre Anna faceva pattinaggio artistico con Roberta Rodeghiero, allenate da Carlo Tumolero. Qui ho conosciuto il vino, rosso, per colpa di Lucio (Topatigh, il compagno di linea); dopo la vittoria dello scudetto io e Topa abbiamo passato due giorni alternando il bere vino al dormire. Non cambierei nulla di quella bellissima parentesi; no, anzi, una cosa la cambierei: vorrei quello scudetto che, nel primo anno dei record, ci siamo fatti bruciare in finale dal Bolzano» Padre esigente. «Sono stato un padre esigente ma spero buono per Anna ed Alex; ho sempre insegnato loro i valori della disciplina, del lavoro e del rispetto». Il giorno più bello della mia vita. «Sicuramente quando sono nati i miei figli, ma ci sono stati tanti momenti molto belli da ricordare: i tre mondiali vinti con la Nazionale Russa, i due anni ad Asiago, e poi la carriera di Alex: il suo draft, la prima gara, il primo gol..». Tornare. «È stato bello! L’anno scorso è stata la prima volta e ricordo che, arrivato ad Asiago, sono subito andato nello spogliatoio dello stadio, ho chiesto dove abitava Topa e l’ho raggiunto in panificio a Gallio. Poi sono passato da Michele (Strazzabosco), dal presidente di allora Gatti e dal capitano Franco (Vellar); alla sera ci siamo poi trovati tutti per la solita ottima pizza da Tata». Meglio Alex. «Lui ha iniziato a 20 mesi ad andare sui pattini, io ho iniziato col pattinaggio artistico e solo a 11 anni sono passato all’hockey. Alex è comunque migliore di me in tutto: pattinaggio, tecnica…». Il valore delle radici. Famiglia e radici sono molto importanti per i Galchenyuk che, concluse le due settimane ad Asiago, voleranno come quasi ogni anno in Bielorussia a far visita ai nonni di Anna ed Alex. • © RIPRODUZIONE RISERVATA