Da Guardiola fino a Renzi È crisi per il «falso nueve»

Pep Guardiola
Pep Guardiola
08.07.2018

Il “falso nueve”, citato con toni critici da Matteo Renzi all’assemblea del Pd in riferimento all’ex premier Paolo Gentiloni, è un concetto relativamente nuovo per il calcio. È il “falso centravanti”, un attaccante che non è in effetti una vera punta, ma un centrocampista d’attacco collocato nella parte avanzata dello schieramento. È stato il Barcellona di Pep Guardiola, trionfatore in Spagna e in Europa dal 2008 al 2012 grazie anche alla contemporanea presenza in campo di Messi, Xavi e Iniesta ad applicare per primo il concetto dì “falso nueve”, traendo larga parte del suo successo. Come disse lo stesso tecnico catalano, attuale manager del Manchester City, «l’unico vero attaccante è lo spazio»: non esiste un centravanti, ma giocatori abili, tecnici e veloci in grado di sfruttare le disattenzioni dei difensori avversari e andare a segno. La stessa Spagna del ct Vicente Del Bosque lo utilizzò a Kiev nella finale di Euro 2012 contro l’Italia di Cesare Prandelli. E la scorsa settimana è stata l’Argentina di Jorge Sampaoli a scendere in campo contro la Francia negli ottavi di finale dei Mondiali con il 4-3-3 e Messi falso centravanti. Antesignana in Italia è stata la prima Roma di Luciano Spalletti con Francesco Totti che utilizzato come “falso nueve” riuscì a segnare nella stagione 2006-2007 ben 26 gol risultando il miglior cannoniere europeo. •