Femminile 7c, è stato molto bello I numeri mettono fine ad un sogno

La squadra di calcio a 11 femminile che ha deciso di chiudere i battenti per mancanza di numeri
La squadra di calcio a 11 femminile che ha deciso di chiudere i battenti per mancanza di numeri
Roberto Luciani 04.09.2018

Le pari opportunità non c'entrano. O forse sì, magari un po'. Comunque sia l'Altopiano perde due pezzi importanti di quel mosaico di sport femminili che ad oggi racconta, tra una partita di volley, una gara di pattinaggio artistico sul ghiaccio e qualcos'altro, come sia sempre difficile far convivere passione e risorse quando si tratta dell'altra metà del cielo agonistico. E se le ragazze dell'hockey in linea si auto sospendono fino al 2019 dai campionati, preferendo concentrarsi sulla leva giovanile, le calciatrici dell'Unione calcio Femminile 7 C, affiliata all'Unione Calcio Sette Comuni, di contro gettano definitivamente la spugna dopo solo una stagione di vita. E sì, un anno. Tanto è durato il loro sogno di portare il calcio in rosa tra il verde di Asiago e dintorni. Risultati e classifiche non c'entrano e non è neppure in discussione la serietà e l'impegno di queste pioniere con tacchetti e nastro a legare i capelli. Spiega infatti Federico Longhini, direttore sportivo uscente: «Mi porto dentro e conserverò gelosamente il loro entusiasmo genuino, la capacità di divertirsi fino alla fine e la voglia di esserci, confermata anche nelle lunghe trasferte a Portogruaro, Longarone, nel trevigiano. L'anno è passato velocemente ma posso dire che ne usciamo e soprattutto che le ragazze ne escono a testa alta». Già, poco importa che non ne hanno vinta una di partita nel loro girone di serie D e che spesso hanno dovuto cercarsi gli sponsor da sole, no, quello che conta, e che alla fine è venuto meno, sono stati altri numeri. «Purtroppo per motivi di lavoro o di famiglia, un po' alla volta abbiamo perso per strada diverse giocatrici tanto che spesso siamo partiti in 11 contate. Difficile programmare un futuro così, anche perché qui la popolazione giovanile è quella che è sotto il profilo numerico e la concorrenza con altre discipline è forte». Del resto che il calcio femminile abbia sempre fatto fatica ad attecchire a queste altitudini lo conferma la storia stessa, dal momento che l'unica esperienza al riguardo risale a 25 anni fa, quando c'era ancora la lira e le “femmine” che tiravano calci ad un pallone di cuoio venivano guardate con sufficienza, per usare un eufemismo. «Abbiamo provato anche a collaborare con Bassano ed infatti sono arrivate 7-8 giocatrici. Le difficoltà, però, si sono palesate strada facendo e non abbiamo avuto il ricambio necessario. A metà campionato si è aggregata da noi una quindicenne, che non ha mai mollato e che se vogliamo può essere un simbolo di questa passione tenace. Quest'anno, ad Asiago, abbiamo due ragazzine fra gli Esordienti ma è ancora poco». Anche per coach Vasco Sambugaro, che in questa squadra ha sempre creduto. «Ha trasmesso loro – conclude Longhini – grinta e autostima. Ci ha sempre creduto anche la società, che ha messo loro a disposizione i pulmini per le trasferte». Già, mancò la matematica non certo il valore. E pensare che all'inizio, tra un whatsapp, un passaparola su facebook e qualche telefonate, se ne erano presentate 22 al primo allenamento, sul campo sintetico di Sasso. Tutte felici di essere lì. E orgogliose di quel nome, Unione Calcio Femminile 7 C, carico di suggestioni e promesse. Diventate presto buone intenzioni ma ora ritornate rimpianto. •