FANTASIA E GIOCO IL CAMPO DIVENTI LA STRADA

16.01.2019

Il signor Kris Van der Haegen è una persona di mezza età a cui non piace perdere. È belga, tifoso dell’Anderlecht ed è soprattutto il direttore del settore tecnico della federcalcio del Belgio. Stanco di vedere la sua nazionale uscire con le ossa rotte da ogni competizione internazionale, quindici anni fa ha iniziato una vera rivoluzione calcistica partendo dai bambini. L’idea era semplice: «Se cambiamo modo di intendere il calcio forse avremmo risultati migliori di quelli avuti finora», ha pensato il signor Van Der Haegen. In poco meno di un anno ha coinvolto tutte le società calcistiche del Paese che conta 11 milioni di abitanti (più o meno come Veneto+ Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia) e ha concordato una metodologia con tutti gli allenatori. Un lavoro lungo, faticoso che aveva l’obiettivo di alzare il livello del calcio belga e far crescere dei ragazzi che attraverso il divertimento potessero fare calcio a buon livello. È da quella rivoluzione che sono nati i vari Hazard, De Bruyne, Mertens, Fellaini, Lukaku, giocatori chiave della Nazionale e delle società di appartenenza. La prima regola della federazione calcistica è chiara: il protagonista è il calciatore/ragazzino. Niente calcio a 11, ma uno contro uno per sviluppare la fantasia e la libertà di gioco. I ragazzini devono provare altri sport per integrare le capacità motorie. E poi l’ultima lezione: vincere non conta, fino ai 14 anni in Belgio non ci sono classifiche e vale l’auto arbitraggio. In una formula, tanto cara alle generazioni con i capelli grigi, valgono le regole della strada. Quando si imparava calciando sul muretto di destro e sinistro e i limiti dell’area o delle porte era delineati da oggetti trovati sull’asfalto e spesso si usavano pure i vestiti. Il metodo belga ha funzionato, come in precedenza aveva funzionato in Olanda, Francia, Germania e adesso anche in Italia, molte società lo stanno adottando consapevoli che lo sport di base deve tornare alle origini. Il settimanale Young parte da qui, dal divertimento dei ragazzi e dalla passione che ci mettono decine di allenatori e dirigenti, dove il volontariato diventa linfa per far crescere sportivi e uomini del domani. Ma organizzare lo sport oggi ha in sé anche delle forti responsabilità educative. In un campo da calcio o in un parquet della palestra ogni settimana ristagnano tensioni che non appartengono al mondo dei ragazzi. La più grande lezione di maturità l’ha data nel novembre scorso un bambino di 11 anni che è andato a calmare gli animi dei genitori seduti in una tribunetta di Molina di Malo. Si erano innervositi per un gol annullato, qualcuno aveva inveito contro un altro genitore. Il ragazzino ha attraversato il campo e davanti ad una decina di adulti ha pronunciato una frase talmente semplice da essere potentissima. «Lasciateci giocare in pace». Questo inserto, realizzato dalla redazione sportiva de Il Giornale di Vicenza, sosterrà sempre questo spirito, dedicando foto e servizi alle squadre della provincia, concentrandoci, almeno in una prima fase, sulle squadre di calcio Esordienti, Giovanissimi e Allievi. Non solo, chi ha costruito negli anni una rete di formazioni giovanili radicate sul territorio è il volley femminile. Una realtà che complessivamente conta oltre 9 mila tesserati secondo i dati del Coni provinciale. È un mondo in crescita e che abbiamo deciso di seguire con attenzione, dedicando ampi servizi settimanali. Young ha però un sogno, oltre che un obiettivo. Far decollare dalle colonne di un giornale un vero e proprio movimento culturale-sportivo che faccia anche formazione sportiva a piccole dosi, coinvolgendo i tanti mister che hanno in mano un patrimonio umano inestimabile. Servirà a far crescere tutto il movimento sportivo. Cresceremo insieme. •