Recensione Novecento Vicenza Astra

GUARDUCCIL27.08.2018

Laura Guarducci VICENZA Un testo scritto appositamente per un attore è come un abito sartoriale cucito addosso. All’Astra di Vicenza, in occasione di “Be Popular- piccolo festival di teatro popolare” organizzato da Stivalaccio Teatro, il monologo “Novecento” si è rivelato nel suo significato più autentico, grazie all’interpretazione, diventata parte di sé come una seconda pelle, di Eugenio Allegri, per il quale lo scrittore Alessandro Baricco l’aveva pensato, in tournée dal 1994 per la regia di Gabriele Vacis. Davanti ad una gremita platea, tra cui molti giovani, il grande attore torinese ha dato voce e volto, con efficaci cambi di intonazione, espressione e gestualità, ai personaggi di questa pietra miliare del teatro, facendo percepire l’atmosfera e le speranze a bordo del transatlantico Virginian, tra duelli al pianoforte, amicizie e storie di musicisti ed emigranti verso l’America. Lo spettacolo ha esaltato l’ immaginazione e la capacità d’osservazione del pianista Danny Boodman T.D. Lemon Novecento: abbandonato da neonato sulla nave, non è mai sceso e “sapeva leggere la gente” disegnandosi nella testa, attraverso i racconti dei passeggeri, la mappa del mondo. Novecento è un genio senza pari, ma trova la sua dimensione solo nel limite degli 88 tasti sui quali può infinitamente esprimersi, bloccandosi su quella maledetta scaletta di fronte alle sconfinate possibilità della vita (“La terra, quella è una nave troppo grande per me”). Il modo di recitare di Allegri, sottolineato da un’azzeccata colonna sonora, ha il ritmo del jazz, è battito cardiaco che accelera e rallenta ed emozione senza fine. La resa scenica è valorizzata dai giochi di luce, dalla scenografia fluttuante come le onde dell’oceano con un piccolo pianoforte appeso ad un filo. Da brividi la commovente parte finale, che lascia un certo amaro in bocca ed una voglia di spronare il protagonista a cambiare atteggiamento, affinché il talento non si limiti al sogno, ma diventi opportunità. Prima che la nave, piena di dinamite, esploda, Novecento spiega, infatti, il “sistema per salvarsi” che ha messo in atto durante la sua vita incantando i desideri senza realizzarli e “disarmando l’infelicità” con un lavoro di cesello, di geometria, guardando gli altri e suonando per loro: «Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, sono sceso dalla mia vita. I desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito. Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me». Lunghi applausi finali, convinti e insistiti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA