SHAROUN, la bellezza è pace

Filippo Lovato 23.01.2019

Filippo Lovato VICENZA Gli strumentisti delle grandi orchestre si riuniscono molto spesso in gruppi da camera, per il piacere di suonare assieme e per affrontare un repertorio precluso a una compagine sinfonica. Non potevano fare eccezione i Berliner Philharmoniker. Alcuni membri della prestigiosa compagine tedesca hanno costituito nel 1983 lo Scharoun Ensemble, un ottetto di archi e fiati che si esibirà al teatro Comunale di Vicenza domani alle 20.45, ospite della 109 – esima stagione cameristica della Società del Quartetto. Con questo concerto l’associazione vicentina ricorda la Giornata della Memoria “nella convinzione – come indicato nel comunicato stampa – che se i governanti del recente passato avessero prestato maggiore attenzione ai messaggi di pace e tolleranza contenuti nel linguaggio universale della musica (e dell’arte in generale), si sarebbero potute evitare le immani tragedie che hanno sconvolto l’umanità, prima fra tutte l’Olocausto”. Lo Scharoun Ensemble prende il nome da Hans Scharoun, l’architetto tedesco a cui si deve la progettazione della Philharmonie, l’auditorium dell’orchestra berlinese dal 1963. A Vicenza suoneranno i violinisti Christophe Horak e Rachel Schmidt, il violista Micha Afkham, Claudio Bohorquez al violoncello, Peter Riegelbauer al contrabbasso, il clarinettista Alexander Bader, il fagotto di Markus Weidmann e Stefan de Leval Jezierski al corno. Il concerto al Comunale è uno dei quattro che il complesso da camera tedesco terrà in Italia (le altre tappe sono Trento, Firenze e Bologna) per festeggiare i 35 anni di attività. Il programma accosterà lavori del passato e musica contemporanea, in linea con quanto fa lo Scharoun Ensemble fin dalla sua fondazione per colmare il divario fra tradizione e modernità. L’ottetto tedesco vanta infatti collaborazioni con importanti compositori di oggi, come Jörg Widmann e Matthias Pintscher, e di ieri come György Ligeti, Pierre Boulez o Hans Werner Henze. Al centro della scaletta ci sarà proprio un’opera di Henze, le Quattro fantasie per ottetto, del 1963 ispirate alla tradizione barocca. Il compositore tedesco, che visse a lungo a Ischia, rifiutò ben presto i dettami dell’avanguardia, per forgiare uno stile personale che assimila il neo – classicismo, il jazz e perfino la musica popolare. D’altronde Henze fu sempre spirito ribelle: le sue posizioni marxiste gli costarono più di un grattacapo, come l’annullamento della prima del suo oratorio Das Floss der Medusa ad Amburgo, perché il libretto prevedeva che venissero esposti una bandiera rivoluzionaria e il ritratto di Che Guevara. Prima del lavoro di Henze sarà eseguita una trascrizione per ottetto di Detlev Glanert delle variazioni su un tema di Schumann op. 9 di Brahms. Nel 1854 Brahms, appena ventunenne, elaborò il motivo sognante e doloroso tratto dal primo Albumblätter compreso nella raccolta Bunte Blätter di Schumann e donò le variazioni a Clara, la moglie di Schumann, autrice essa stessa di una serie di variazioni sullo stesso tema. Schumann, che aveva “lanciato” la carriera di Brahms, era allora gravemente malato. Secondo Massimo Rolando Zegna, “forse oltrepassando il limite del semplice affetto, Brahms aveva deciso di rivolgersi suadentemente a Clara con la voce di Schumann, ma senza rinunciare al proprio credo artistico”. Il concerto si concluderà con il settimino in mi bemolle maggiore op. 20 di Beethoven che debuttò nel 1800. Fu la partitura del tedesco che ebbe più successo mentre il compositore era in vita. Biglietti: intero € 22, over 65 € 16, under 30 € 12. • © RIPRODUZIONE RISERVATA