Obama... benedice Fullin Travolgenti Piccole gonne

Fullin è Margaret MarchAlessandro Fullin con le/i quattro interpreti della commedia en travesti Piccole gonne. COLORFOTO
Fullin è Margaret MarchAlessandro Fullin con le/i quattro interpreti della commedia en travesti Piccole gonne. COLORFOTO
Lino Zonin 21.01.2019

Lino Zonin VICENZA Uomini travestiti da donne: non esiste situazione più grottesca, più ridicola e, se trasportata in teatro, più pericolosa. Il rischio è di cadere nella buffonata fine a se stessa, di infarcire le battute di doppi sensi, di strappare la risata più per imbarazzo che per autentico divertimento. Alessandro Fullin, autore, regista e interprete principale di “Piccole gonne”, visto sabato sera al Ridotto del Comunale, dimostra di conoscere bene le insidie nascoste dietro questa forma espressiva e di sapere come evitarle. Il suo modello è inevitabilmente Paolo Poli, il primo a strappare la recita en- travesti dal ghetto dell’avanspettacolo da quattro soldi per portarla alle vette dell’arte pura. Alessandro Fullin non sarà Paolo Poli, ma dal geniaccio fiorentino dimostra di avere ben appreso il brio e la leggerezza, l’ammiccamento complice, la giusta misura del tempo teatrale e, cosa altrettanto importante, il ripudio della volgarità. Del quasi omonimo romanzo di Louisa May Alcott, “Piccole gonne” di Fullin conserva il sapore di un’America ottocentesca, moralista e un po’ noiosa, severa nell’educazione e piena di buoni sentimenti. Non per niente, a benedire Margaret March e le sue quattro figliole, è Barack Obama, il cui volto sorridente appare in un ritratto che sovrasta la scena, annunciando fin da subito l’intenzione di prendere poco sul serio il testo originale. Addobbate con lunghi camicioni a quadretti colorati in perfetto stile western, in testa delle graziose cuffiette, Meg, Jo, Amy e Beth sgomitano per trovare un marito, sorvegliate e consigliate dalla madre, desiderosa di vederle felicemente accasate. Partendo da questo esile pretesto narrativo, Fullin allestisce una serie di scenette comiche che offrono a lui e agli altri attori (si sarà capito che sono tutti uomini) lo spunto per esibirsi, non solo nella recitazione ma anche nel canto e nel ballo con delle vivaci e colorate coreografie accompagnate da famose musiche da film come i temi di “Titanic” e “Via col vento” e di pezzi tratti dal repertorio country americano. E qui lo sventolio di drappi in nuance a quadretti diventa tripudio. Mamma Margaret tiene per sé le battute più comiche: “Com’era Buffalo Bill? Metti di vedere Maria De Filippi, ma con le frange”; “’L’amore è l’unica battaglia che si vince arrendendosi’ – Di chi è questa frase, di Oscar Wilde? – No, di Lorella Cuccarini”; “Zia March era talmente povera, che, finito il matrimonio, raccolse il riso da terra per farsi una minestra”; “Sapete qual è il più antico mestiere del mondo? L’estetista!” e via così, tra un nonsense e l’altro, con una disinvoltura che coinvolge e diverte. Alessandro Fullin imperversa con il suo fare leggiadro e ammiccante, ben coadiuvato dai compagni di scena: Sergio Cavallaro, Simone Faraon, Ivan Fornaro, Mario Contenti, Paolo Mazzini e Tiziana Catalano (ebbene sì, c’era anche una donna). Il pubblico segue con attenzione, ride e alla fine sommerge gli attori di applausi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA