Michielin e il 2640 «Un lungo viaggio per Comunicare»

Due immagini della conferenza stampa concerto di ieri di Francesca Michielin e la copertina del nuovo cd “2640”
Due immagini della conferenza stampa concerto di ieri di Francesca Michielin e la copertina del nuovo cd “2640” (BATCH)
09.01.2018

Alessandra Dall’Igna MILANO La buia e angusta saletta concerti del Deus Cafè, nuovissimo locale milanese dalle rilassate atmosfere australiane, è il luogo scelto da Francesca Michielin per far conoscere in anteprima alla stampa il suo nuovo album “2640” in uscita venerdì 12 gennaio. La 22enne cantautrice e polistrumentista bassanese si presenta con mezz’ora di ritardo, ma non per suo capriccio: i 30 minuti in realtà servono a sistemare gli oltre 70 giornalisti che ieri alle 12 hanno presenziato alla conferenza, segno del grande interesse che c’è in Italia attorno al suo nuovo progetto discografico. Armata di sorriso e chitarra, Francesca fa il suo ingresso sulle note di Comunicare, la prima canzone del nuovo album, con la quale si esibisce prima di chiarire qual è il fil rouge che lega insieme le 13 tracce del suo ultimo lavoro: “2640 è un viaggio, ma non di quelli in cui si va in giro a scoprire qualcosa: è un viaggio per imparare a incontrare e incontrarsi, e soprattutto per comunicare esattamente quello che si vuole dire anche senza dover parlare”. Poche parole per lasciare ancora spazio alla musica: l’esclusivo live prosegue poi con gli inediti Bolivia – “un brano politico ma anche sentimentale, un attacco a chi con perbenismo e superficialità affronta situazioni molto complesse e pensa di poter cambiare il mondo”- e Tapioca realizzata con Cosmo e Calcutta – “una canzone per dire grazie dal basso verso l’alto, ispirata ad un canto liturgico popolare del Ghana che ho conosciuto all’interno della comunità ghanese di Bassano con cui ho trascorso molte domeniche mangiando tapioca”. L’esibizione si conclude intorno alle 13 con i due successi del 2017, Vulcano e Io non abito al mare, anche se avremmo voluto davvero tanto ascoltare il brano La Serie B che Francesca, da accanita sportiva, rivela di aver scritto pensando alla retrocessione del Vicenza. “È stata la più grande delusione della mia vita – ha raccontato la cantante bassanese – a casa mia , dove appesi ai muri c’erano i poster del Vicenza, eravamo tutti sconvolti, ho pianto tantissimo. Il brano, anche se è legato a questo avvenimento, in realtà è un elogio alle persone che sono in Serie B ma che lottano tutti i giorni a testa alta”. Una metafora sportiva che si ritrova anche nel singolo Alonso, dedicato proprio al pilota di Formula 1: “l’ho scritto di getto ad aprile dopo che aveva vinto Vettel e io guardando Alonso in disparte mi son chiesta “chissà come sta?”. Poi quest’estate l’ho conosciuto e in lui ho riconosciuto la mia stessa timidezza ma anche quel lato un po’ sanguigno che ogni tanto prevale”. Delle 13 canzoni, undici sono state scritte dalla cantautrice bassanese mentre due, Tropicale e Se c’era, sono il frutto di un’amicizia, la prima con Calcutta e Dario Faini e la seconda con Tommaso Paradiso. “Con questo disco ho detto tutto quello che volevo dire – ha proseguito Francesca – ho dato voce a tre anime diverse, rappresentate dai tre triangoli che campeggiano sulla copertina: quello rosso come il vulcano è il simbolo dell’esplosione e la voglia di dire esattamente quello che si vuole, quello azzurro come il mare rappresenta l’importanza di ascoltare e infine il triangolo verde è la montagna da cui io provengo, le mie radici, e sulla cui sommità posso immaginare ciò che voglio. Sono energie contrastanti ma allo stesso tempo incastrate tra di loro, e tutte e tre mi rappresentano appieno”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA