Ecco il “Bartholdy” Esplora Bruckner e valorizza i classici

Il quintetto d’archi Bartholdy, suonerà sabato al teatro comunale di Vicenza
Il quintetto d’archi Bartholdy, suonerà sabato al teatro comunale di Vicenza (BATCH)
11.01.2018

Filippo Lovato VICENZA La letteratura per quintetto d’archi, seppur meno estesa di quella per quartetto, accoglie splendidi capolavori che soddisferebbero adeguatamente le esigenze di repertorio di un gruppo stabile di cinque archi, più spesso nella formazione a due violini, due viole e violoncello che nell’ assetto con due celli e una viola sola. Eppure di quintetti d’archi stabili non se ne trovano poi tanti, con la conseguenza che, di solito, i quartetti annettono al loro proprio repertorio anche le opere per cinque strumentisti, coinvolgendo per l’occasione un musicista in aggiunta. Il quintetto Bartholdy appartiene invece alle formazioni nate da subito a cinque, con i vantaggi in termini di coesione tra i suoi membri che ciò comporta. Si esibirà nella sala grande del Comunale sabato 13 gennaio alle 20.45 nel primo concerto del 2018 della Società del Quartetto. Era il 2009 quando i cinque archi tedeschi si costituirono quintetto. Ricorreva allora il bicentenario della nascita di Felix Mendelssohn Bartholdy, da cui il nome della formazione. La compongono i violinisti Ulf Schneider e Anke Dill, i violisti Volker Jacobsen e Barbara Westphal e il violoncellista Gustav Rivinius. Il quintetto Bartholdy ha fin da subito indirizzato la sua attività su tre principali direttive, la valorizzazione del grande repertorio per cinque archi, la riproposizione di brani meno noti, talvolta dimenticati, ma degni di rilievo, e l’ampliamento della letteratura per quintetto, attraverso la commissione di nuove opere ad autori contemporanei. Appartiene a quest’ultima categoria il pezzo “…mein Saitenspiel…” di Robert Krampe eseguito dai cinque in prima assoluta a Lubecca nel 2011. Per la tournée italiana che farà tappa a Vicenza i Bartholdy hanno impaginato invece un bel programma equamente spartito tra brani del repertorio più frequentato e opere di ascolto meno consueto. È il caso dell’allegro e del prestissimo che apriranno il concerto, unici due brani sopravvissuti del quintetto per archi in re minore di Alexander von Zemlinsky eseguito per la prima volta a Vienna nel marzo del 1896. Prima di raccogliere l’eredità di Mahler e Richard Strauss, il compositore viennese fu allievo e grande ammiratore di Brahms. E nel quintetto del venticinquenne Zemlinsky si nota chiaramente l’influenza del suo maestro, il quale, dopo averlo applaudito alla prima dell’opera lo avrebbe invitato a casa sua per mostrargli la partitura dei quintetti per archi di Mozart, esempio inarrivabile del genere. Una lezione di vita, oltre che di composizione. Proprio di Mozart è il secondo brano in programma, il quintetto in sol minore kv 516, un celebre capolavoro drammatico che pare debba la sua angosciata cupezza all’arrivo delle notizie, nei primi mesi del 1787, sulla grave malattia del padre Leopold. In una lettera dell’aprile di quell’anno Wolfgang stesso, auspicando un miglioramento delle condizioni di salute del padre, gli scrive di essersi riconciliato con l’ “amica morte” la cui immagine “non mi fa più paura; al contrario mi infonde calma e conforto”. La seconda parte è tutta dedicata a un altro quintetto poco noto, quello in fa maggiore di Anton Bruckner, eseguito per la prima volta a Vienna nel 1881. Si tratta dell’unico lavoro cameristico portato a termine da Bruckner, compositore più noto per le sue possenti sinfonie. L’autore non tradisce neanche qui il suo stile elaborato e solenne. Di particolare bellezza l’adagio, uno dei più commoventi che il compositore austriaco abbia scritto. Grazie al quintetto Bartholdy e alla Società del Quartetto il pubblico vicentino potrà ascoltare quest’opera per la prima volta. Biglietti disponibili alla sede dell'associazione (tel. 0444 543729) e alla biglietteria del Comunale (www.tcvi.it). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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