L'accattivante semplicità della musica di La Rocca

LOVATOF10.04.2018

VICENZA “Less is more” sosteneva il grande architetto Mies van der Rohe. L’elogio della semplicità è condiviso da Alberto La Rocca, chitarrista thienese e docente al conservatorio di Adria, che ha pubblicato, in allegato al numero di gennaio della rivista GuitArt, un cd di sue opere intitolato “MutAzioni”. Scrive l’autore: «I brani sono molto semplici, quasi spogli, perché penso che spesso nell’arte “il meno contenga il più”». Una semplicità non banale però, che si nutre di tanti modelli, dai minimalisti, a Meredith Monk (cui è dedicata Canzone), da Satie a Trovajoli. La Rocca, pittore e calligrafo, oltre che compositore e interprete che impiega una chitarra a dieci corde di sua ideazione, è molto permeabile alle suggestioni della poesia e delle arti figurative. Molte delle opere incluse nel cd, scritte tra il 1999 e il 2010, sono nate da collaborazioni interdisciplinari. Come i tre movimenti de Le ceneri delle rose, composti per una coreografia della danzatrice Chiara Bortoli e ispirati dai poeti metafisici inglesi, John Donne in testa. I due lavori raccolti sotto il titolo MutAzioni sono tra i più curiosi: il primo, rifacendosi a Mozart, intavola un gioco combinatorio di sette frasi musicali che possono essere eseguite in sequenze casuali. In Minimal si ascolta il progressivo accrescimento del materiale musicale secondo metodi impiegati anche da Reich e Glass. Melodi semplici e accattivanti, una certa delicata malinconia e un’esecuzione articolata con gesto sicuro. • F.L. © RIPRODUZIONE RISERVATA