Cinema Guadagnino, il suo «Suspiria» diventa una riflessione sul maleCinema | Cinema

Guadagnino, il suo «Suspiria» diventa una riflessione sul male

Il cast di «Suspiria» alla presentazione del film ieri al Lido
Il cast di «Suspiria» alla presentazione del film ieri al Lido
Alessandro Comin 02.09.2018

Alessandro Comin VENEZIA La paura torna a ballare sulle punte. A 41 anni di distanza da Dario Argento, Luca Guadagnino riapre la scuola di danza più terrificante della storia del cinema. Ma il suo Suspiria, pur citando ampiamente il repertorio del maestro e riservando un cameo alla protagonista di allora Jessica Harper, è tutto un altro film. Molto più complesso e dilatato nei temi e nei tempi (oltre due ore e mezza), diluisce la tensione, supera i confini del genere horror e si evolve in una riflessione sulla colpa, sull’immanenza del male, sul peggio che non passa mai mentre tutti si affannano a convincersi del contrario. Un’opera, la prima italiana di quest’anno in concorso, ambiziosa e controversa, che sta già dividendo. Anche Guadagnino situa la vicenda nel 1977, ma non più a Friburgo bensì in una Berlino incupita da pioggia e neve ma soprattutto dal terrorismo e dalla mai sepolta eredità della guerra. E la sede dell’accademia delle streghe – i cui interni però sono stati girati in un hotel art noveau in montagna - fronteggia il Muro. Al voyeurismo e alla grazia delle giovani ballerine argentiane il regista sostituisce la fisicità (la danza non è classica ma d’avanguardia) per esasperare corpi e deformazioni, un po’ in stile Cigno nero: sottolinea così che oggi l’innocenza è irrimediabilmente perduta e l’orrore è depositato nell’uomo e nella storia, come esplicita il finale ribaltato costruito intorno a un sabba di pura potenza visionaria. «Volevo riflettere sul terribile nei rapporti interpersonali e sul male – spiega Guadagnino – e fare sì che la danza costituisse un vero linguaggio, esprimesse la trascendenza della magia. Mi sono affidato a un grande coreografo come Damien Jallet e ho tormentato chi ha lavorato con me: è toccato anche agli scenografi». Tra i collaboratori illustri spicca Thom Yorke, il leader dei Radiohead, presente accanto al cast: «Non avevo mai composto colonne sonore e quando sono venuti a chiedermelo ho pensato che fossero pazzi e ho preso tempo per decidere - ha rivelato – le musiche del primo Suspiria mi sono piaciute molto e mi sono messo al lavoro per ricreare secondo le mie chiavi la loro carica ipnotica». Le protagoniste della nuova generazione sono Dakota Johnson («da sempre sono affascinata da danza e magia»), Chloe Grace Moretz («Guadagnino ha ascoltato e integrato le mie idee, è molto diverso dalla maggioranza dei registi») e Mia Goth («esperienza fantastica sotto un vero maestro»). Ma tutte impallidiscono di fronte al carisma di Tilda Swinton, ieri in total look giallo dai corti capelli biondi fino al vestito: «Luca è uno miei più cari amici, anzi siamo ormai quasi parenti: tra noi è una sfida continua, in senso positivo, e questo giova al lavoro collettivo». Smentite un bel po’ di fake news che avevano accompagnato il lancio del film: la Johnson non è andata in terapia durante le riprese e il dottore del film è interpretato non dalla Swinton travestita ma da un vero psicanalista junghiano, di cui è stato letto un messaggio. E il rapporto di Guadagnino con Dario Argento? «Lo amo. Sono notoriamente uno stalker di tutti i grandi registi, però con lui ho esagerato fin da piccolo: a 15 anni, a Palermo, stetti col naso schiacciato contro la vetrina del ristorante in cui mangiava e lo fissai per tutta la durata del pasto: mi sa che gli ho creato anch’io una paranoia». •