Usa, Gb e Francia
attaccano la Siria
Condanna di Putin

Le scie luminose dei missili sopra Damasco
Le scie luminose dei missili sopra Damasco
 
14.04.2018

NEW YORK (Stati Uniti). Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno lanciato all’alba attacchi coordinati in Siria contro il regime di Bashar al Assad, una settimana dopo il presunto attacco con armi chimiche nella città siriana di Douma, in cui sono morte un centinaio di persone. «Il nostro obiettivo è distruggere le capacità di lanciare armi chimiche del regime siriano», ha annunciato il presidente americano Donald Trump in diretta televisiva alle 21 ora di Washington, ed ha anche aggiunto che «andremo avanti il tempo necessario per distruggere le loro capacità».

 

 

Secondo il generale Joe Dunford, capo di Stato maggiore americano, le forze occidentali hanno colpito intorno alle 3 di notte (le 4 del mattino in Siria) tre obiettivi legati al programma di armi chimiche siriane: uno vicino la capitale, Damasco, e gli altri due nella regione di Homs, nel centro del Paese. Un’ora dopo, i raid sono terminati. Dunford ha precisato che in questo momento non sono previste altre azioni congiunte e che gli alleati sono stati attenti a non colpire le forze russe, presenti in modo massiccio nel Paese. Mosca, condannando con forza l’attacco, ha confermato che nessun attacco ha raggiunto i confini delle basi aeree e navali russe. Ma, in risposta, ha annunciato di voler convocare una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Secondo il presidente Vladimir Putin infatti i raid occidentali sono stati condotti «senza l’avallo del Consiglio di sicurezza dell’Onu, in violazione della Carta delle Nazioni Uniti, delle norme e dei principi del diritto internazionale» e costituiscono «un atto di aggressione contro uno Stato sovrano che si trova in prima fila nella lotta al terrorismo».

 

Il presidente francese Emmanuel Macron ha sottolineato che gli attacchi francesi sono stati «circoscritti agli obiettivi che consentono la produzione e l’uso di armi chimiche». Secondo la ministro francese delle Forze armate Florence Parly sono stati presi di mira «il principale centro di ricerca» e «due centri di produzione» del «programma chimico clandestino» del regime siriano. Dal canto suo, la premier britannica Theresa May ha spiegato di aver «ritenuto giusto e legale intervenire militarmente con gli alleati per alleviare ulteriori sofferenze umanitarie riducendo la capacità di usare armi chimiche da parte del regime di Damasco. Non si tratta di interferire in una guerra civile, né di cambiare un governo: è un attacco limitato con chiari confini che vuole evitare l’escalation e altre vittime civili». L’aviazione britannica ha infatti colpito un sito militare (un’ex base missilistica) a 24 chilometri a ovest di Homs «dove si presume che il regime conservasse armi chimiche».

 

La stessa televisione di Stato siriana ha riportato informazioni secondo cui «centri di ricerca» del quartiere di Barzé, a nord-est di Damasco, sono stati colpiti. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, nel mirino sono entrati centri di ricerca scientifica, «numerose basi militari» e sedi della Guardia repubblicana a Damasco e nei dintorni. L’esercito russo ha reso noto che gli attacchi degli Stati Uniti e degli alleati occidentali contro il regime di Bachar al-Assad in Siria «non hanno causato vittime» civili o militari. 

 

Washington e i suoi alleati hanno lanciato in tutto «circa 110 missili contro obiettivi a Damasco e altrove» nel paese, come ha fatto sapere l’Alto comando dell’esercito siriano che ha assicurato di averne intercettati «la maggior parte»: circa 71 su 103.

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