Abramovic in silenzio con
sconosciuti, poi arriva lui

Marina Abramovic e l'ex compagno Ulay al Moma di New York
Marina Abramovic e l'ex compagno Ulay al Moma di New York
Alberto Tonello29.06.2015

NEW YORK. Quando si esplorano i segreti profondi dell'anima e dell'amore i risultati sono sempre intensi e inaspettati. E' successo anche all’artista Marina Abramović, la più grande e famosa performer vivente, lei stessa si autodefinisce "grandmother of performance art".
L'artista, nata a Belgrado, ha realizzato una performance dal vivo come parte della sua retrospettiva al MoMA 2010 "The Artist is Present", dove ha condiviso almeno un minuto di silenzio con ogni sconosciuto che sedeva di fronte a lei. Sono state oltre 700 ore di performance, che hanno visto alternarsi dall'altra parte della sedia oltre 1400 visitatori, alcuni per un tempo più lungo, alcuni più volte, un signore ha pure dichiarato il suo amore e le ha chiesto di sposarla.
Ma il momento più intenso, che ha commosso tutti, compresa l'artista, è stato quando sulla sedia di fronte a lei si è seduto l’artista tedesco Uwe Laysiepen, meglio noto come Ulay, con cui la Abramović aveva iniziato a collaborare dal 1976 e con il quale ha avuto una relazione durata 12 anni e terminata una trentina di anni fa. Da allora non si erano più visti. Le loro performance hanno diviso e fatto discutere il mondo della critica internazionale, prendendo di mira le manifestazioni sportive, o caratterizzandosi per essere cariche di violenza passiva.
Nel 1977, in collaborazione con Ulay, Marina Abramovic alla Galleria d'arte moderna di Bologna mette in scena la performance "Imponderabilia". Lei e il compagno sono in piedi, nudi, ai lati di una stretta porta che consente l'ingresso nella galleria. Chi vuole entrare è costretto a passare in mezzo ai loro corpi, decidendo se rivolgere lo sguardo verso il lato del nudo maschile o verso quello del nudo femminile.
Anche il loro addio sentimentale mescola amore e arte ed è oggetto di una performance. Siamo nel 1988 e Marina e Ulay per dirsi addio percorrono i 2.500 chilometri della muraglia cinese, l'unica opera dell'ingegno dell'uomo che si vede dallo spazio, partendo dagli opposti per incontrarsi al centro, dirsi addio e iniziare ognuno un percorso di vita e d'arte autonomo.
Quando Ulay si è seduto sulla sedia del Moma, dopo 30 anni di lontananza, succede una cosa di una intensità incredibile. Guardate il video.