Il manifatturiero rende L’83% delle Pmi fa utili

Roberta Bassan 23.01.2019

Macinano lavoro, sono solide e liquide. A guardare poi l’ultima riga di conto economico una quota sempre maggiore genera anche utili. A tirare l’economia vicentina sono le imprese manifatturiere: a scorrere i bilanci depositati nel 2018 emerge che l’82,7% delle società nel 2017 ha generato utili, quasi il 3% in più dell’anno precedente, oltre 10% in più del 2013 con punte nella metallurgia (90%) e nella meccanica (85%). L’ultima analisi elaborata dalla Camera di commercio di Vicenza e aggiornata a metà gennaio mette a fuoco i 4.567 bilanci del settore manifatturiero delle società di capitali obbligate a depositare i propri conti. Si tratta di un “sottoinsieme” degli oltre 16 mila bilanci depositati al Registro imprese di Vicenza ma in grado di tirare l’economia. Il manifatturiero, rispetto agli altri settori (come si vede dal grafico) è quello che nel 2017 non solo conta il maggiore numero di società in utile, ma che continua anche ad avere prestazioni migliori della media veneta e nazionale pur in un quadro di sostanziale stabilità. BUONI I MARGINI. Partendo quindi dal valore medio della produzione del manifatturiero (dato che si avvicina al fatturato ma ha di diverso che comprende anche le giacenze della produzione di esercizio) esso risulta maggiore nel Vicentino (6,4 milioni) rispetto al Veneto (6,3 milioni) e alla media nazionale (5,4 milioni) anche se tutto sommato è stabile (-0,3%) in linea con il Veneto (-0,2%) rispetto al crollo che si è avuto in Italia (-5%). Così se si guarda al valore aggiunto: la media è di 1,6 milioni, maggiore del Veneto (1,5 milioni) e del dato italiano (1,3 milioni), anche in questo caso con una flessione molto minore. BUONI I MARGINI. Se si passa poi all’ebidta, sempre più utilizzato tra gli indicatori di prestazione, anche qui pur a fronte di una flessione su base annua (-4,3%) Vicenza è sempre su livelli più alti: il margine operativo lordo medio pari a 619 mila euro consente di dire che la ricchezza generata dal manifatturiero vicentino è su livelli più alti sia del Veneto (575 mila euro) che del resto d’Italia (506 mila euro). L’ebidta evidenzia il risultato della gestione caratteristica e quindi è sempre più considerato una cartina tornasole perché segnala - ricorda l’indagine - il flusso di cassa operativo di un’azienda e quindi le risorse finanziarie disponibili. Ma altri due indicatori sono in grado di evidenziare la redditività del manifatturiero. La ricerca ha misurato il Roe (redditività dei mezzi propri e quindi la remunerazione del capitale di rischio) non solo migliorato (11,42%), ma superiore a Veneto (10,79%) e Italia (9,44%). E ha scandagliato anche il Roi, cioè la remunerazione che gestione caratteristica è in grado di produrre (7,65%), più che nel Veneto (7,04%) e in Italia (6,03%). SOLIDE E LIQUIDE. Le società manifatturiere vicentine sono solide e liquide. Per quanto riguarda la loro solidità l’indagine riassume il loro indice di indipendenza finanziaria (più è alto e più le imprese sono in grado di autofinanziarsi e quindi di ridurre la dipendenza da banche o altre fonti di finanziamento) pari a 39,43% in crescita anno su anno anche se - evidenzia la ricerca - «i valori non sono ancora del tutto soddisfacenti per un apparato produttivo fatto da una moltitudine di imprese spesso sotto-capitalizzate». Ma la crescita del numerino fa ben sperare. E in alcuni settori (dalla fabbricazione di autoveicoli ai comparti del legno, chimico, gomma-plastica, metallurgia) viaggia già dal 40 al 50%. Così come l’indice di copertura delle immobilizzazioni, altra cifra della solidità finanziaria perché segnala la misura in cui le immobilizzazioni sono coperte da patrimonio netto e quindi il grado di equilibrio tra fonti e impieghi: il manifatturiero vicentino ha un indice pari a 1,17 (e punte di 1,6 nella fabbricazione di macchinari, abbigliamento e 1,5 nell’elettronica) segno che le imprese con il capitale proprio possono finanziarle completamente. Per quanto riguarda la liquidità le imprese del manifatturiero si dimostrano con un indice di 1,04: quindi in media capaci di coprire in larga misura i debiti a breve termine con liquidità immediata (cassa, banche, titoli) e differita (crediti). La più “liquida” è l’industria dei trasporti, in difficoltà l’alimentare, con pelle, legno, carta. IN UTILE 4 SU 5. È il manifatturiero a trainare. La quota di società in utile sul totale delle imprese supera i 4/5 del totale nel manifatturiero: si tratta dell’82,7% delle società così come appare dai bilanci 2017, oltre 10 punti in più rispetto al 2013, con punte come detto nella metallurgia e prodotti in metallo (89,8% nel 2017 da 84,4% nel 2016) e nella meccanica (85,1% nel 2017 da 83% nel 2016). Sotto il manifatturiero segnano conti positivi, a guardare le altre macro-aree, le imprese dei trasporti la cui quota però rispetto al 2016 è calata (80,9% da 83,5%). Seguite da quelle del commercio che sono invece cresciute (76% da 74,9%). Il 60% delle imprese delle costruzioni, settore che stenta a risollevarsi dalla crisi, evidenzia utili e l’aspetto positivo è che la curva della redditività è in progressiva crescita. Più altalenanti invece negli anni agricoltura, alberghi e ristorazione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA