Ex BpVi in Intesa Non si sgonfia la mole di disagi

In una filiale ex BpVi del Vicentino lunga attesa allo sportello
In una filiale ex BpVi del Vicentino lunga attesa allo sportello (BATCH)
10.01.2018

Roberta Bassan Così non va ancora. Ad un mese dalla migrazione dei dati di due milioni di famiglie, 200 mila imprese, 1,5 milioni di conti correnti dai sistemi informatici di BpVi e Veneto Banca a quelli del gruppo Intesa la mole di disagi per i clienti e i dipendenti non si sgonfia. Al cahier de doléances presentato dai sindacati Fabi e Uilca i primi giorni di gennaio (clientela esasperata e pressante, utenze saltate, carte bancomat ingestibili, plafond saltati, tredicesime e stipendi di clienti saltati, carichi di salvo buon fine spariti, linee di credito per le aziende sconvolte, iban non riconosciuti, casse fuori uso, filiali con organici ridotti, formazione insufficiente, carichi di lavoro eccessivi) si aggiunge il fatto che gli affiancatori, cioè i colleghi delle altre banche del gruppo Intesa che dal Ponte dell’Immacolata stanno accompagnando il personale delle filiali ex venete nella gestione delle nuove procedure, lunedì al rientro dal Ponte dell’Epifania non erano presenti ovunque a dare manforte e la loro assenza ha aggravato una situazione già piuttosto complessa. Molti di essi, soprattutto di Cariveneto, hanno dovuto far rientro nelle loro filiali, così nel Vicentino in più casi sono arrivati “aiutanti” anche da regioni lontane e altri sono ancora in viaggio. Stamattina a Milano, nell’occasione dell’incontro sul futuro dei Servizi Bancari (la controllata dell’ex BpVi con 130 persone tra Vicenza, Prato e Sicilia che entrerà in Intesa Sanpaolo Group Service, destinato a sua volta nel nuovo piano d’impresa ad essere incorporata in Intesa) ci sarà l’occasione del primo faccia-a-faccia tra i sindacati e i vertici delle relazioni industriali della banca dopo la migrazione delle ex venete. In un’importante filiale dell’Ovest Vicentino ieri mattina ancora si lamentava non solo l’assenza di affiancatori ma anche un organico sottodimensionato, a causa degli esodi, per fare fronte alle esigenze della clientela : «Prima dei prepensionamenti eravamo in 12, ora siamo in 7 con tre part-time, nel pomeriggio solo in 4». In una filiale hub, quelle per capirci alle cui dipendenze ci sono più filiali, ieri si lamentava che da tre affiancatori e un coordinatore si era passati ad un solo “aiutante” a fare la spola tra due filiali, con la beffa che la sua specializzazione erano le pratiche aziendali e poco aiuto poteva dare suo malgrado ai cassieri davanti alla mole di persone agli sportelli. Così, anche ieri, era ancora più complesso gestire procedure e intoppi, i tempi di attesa per le pratiche invece di assottigliarsi diventavano in alcuni casi ancora più lunghe: 35 minuti per ritirare una carta di credito causa il modello che non si riusciva a scaricare, dopo 45 minuti di fila. A farne le spese le filiali più grosse in tutta la provincia. I sindacati avevano chiesto che l'affiancamento potesse durare per tutto gennaio. Intesa ha rassicurato ieri sul fatto che «gli affiancatori continueranno ad essere presenti fino a quando sarà necessario». Quanto ai disagi, Intesa sta monitorando. E l’esito al momento è il seguente: per quanto riguarda l’attività ordinaria, quindi normale attività di cassa, «essa è tornata alla normalità». Diverso per l’attività straordinaria, che riguarda ad esempio cambio di bancomat e raccolta della firma elettronica: «Richiede più tempo». Del resto si sta assistendo alla corsa per il cambio delle carte, nonostante si possano usare le vecchie fino al 30 marzo 2018. E anche questo ha contribuito al caos. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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