VAJONT TRAGEDIA EVITABILE

La piana di Longarone devastata dopo il disastro del Vajont: un elicottero delle forze armate americane porta i primi aiuti
La piana di Longarone devastata dopo il disastro del Vajont: un elicottero delle forze armate americane porta i primi aiuti
10.10.2018

BELLUNO Il Vajont e il Ponte di Genova. Due disastri immani, distanti tra loro 55 anni, uniti da un solo fattore: la sottovalutazione degli standard di sicurezza, che - ha richiamato ieri il Capo dello Stato, Sergio Mattarella -, «devono essere sempre garantiti in ogni opera pubblica al massimo livello». Un tema che il Presidente ha affrontato nel giorno, il 9 ottobre, che ricorda la più grave «tragedia industriale» - è ormai riconosciuto - avvenuta in Italia: la frana e la grande onda che dal bacino del Vajont portò distruzione e morte nella valle del Piave, lacerando anche il comune friulano di Erto e Casso. Erano le 22.39 del 9 ottobre 1963 quando un pezzo del monte Toc precipitò nel lago, causando l’ondata che saltò la diga e spazzò via ogni cosa. Morirono circa 2.000 persone (1.917 il conteggio ufficiale), tra cui 487 bambini sotto i 15 anni, 450 cadaveri non furono mai trovati. Longarone contò 1.450 vittime, Codissago e Castellavazzo 109, Erto e Casso 158. «A 55 anni dal disastro del Vajont l’Italia - ha detto Mattarella - non dimentica le vite spezzate, l’immane dolore dei parenti e dei sopravvissuti, la sconvolgente devastazione del territorio, i tormenti delle comunità colpite. Neppure può dimenticare che così tante morti e distruzioni potevano e dovevano essere evitate». Il Vajont - ha aggiunto - «sollecita un’assunzione di responsabilità, anzitutto delle istituzioni a tutti i livelli, della società civile, di scienziati e tecnici, degli operatori industriali affinchè gli standard di sicurezza siano sempre garantiti in ogni opera pubblica al massimo livello e l’equilibrio ambientale venga ovunque assicurato, a tutela della vita dei cittadini e delle comunità». Sentimenti di cordoglio sono stati espressi dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per il quale è doveroso «ricordare sempre ai figli che il 9 ottobre 1963 interi paesi vennero cancellati dalla faccia della terra, uccidendo 1.917 persone, tra cui 487 bambini, vittime della cupidigia e della follia umana». L’Aula del Senato ha commemorato in piedi la tragedia del Vajont. La presidente Casellati ha detto: «Il nostro dovere è creare le condizioni affinché non ci siano più tragedie come quella del Vajont, non ci siano più ponti che crollano, non ci siano morti per frane o alluvioni o inondazioni. Siamo chiamati, tutti, ad una sfida che non ammette rinvii, non consente soluzioni occasionali, non contempla scorciatoie. Politica, istituzioni, imprese, comunità scientifica: è arrivato il momento di ripensare, insieme, l’intero patrimonio infrastrutturale nazionale». Per Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, «la conservazione della memoria è il primo passo per evitare il ripetersi di tragedie», mentre il governatore veneto, Luca Zaia, ha sottolineato «il dovere di piangere le vittime, ma soprattutto di tenere bene a mente le responsabilità». E ha aggiunto: «Ci sono tragedie che non possono essere mai archiviate , il Vajont è una di queste» Come ogni anno ieri a Longarone si sono susseguite iniziative e commemorazioni, e alle 22.39 esatte il silenzio sul paese sarà rotto dai rintocchi della campana della chiesa parrocchiale. Il parallelo con Genova, evocato dai massimi rappresentanti delle istituzioni, è stato fatto in modo diretto dal sindaco di Longarone, Roberto Padrin. Come per il Vajont - ha detto - «il tragico crollo del ponte Morandi è stato un altro esempio di cattivo governo della “cosa pubblica”, il colmo di omissioni e di mancato rispetto delle regole». • © RIPRODUZIONE RISERVATA