STORIE VERE PER LA MEMORIA

Frediano Sessi, scrittore . FOTO DI GIOVANNA BERNARDELLI
La copertina del libro
Frediano Sessi, scrittore . FOTO DI GIOVANNA BERNARDELLI La copertina del libro
Chiara Roverotto 20.01.2019

«Scrivere per i ragazzi comporta tempo, dedizione. Se poi si deve affrontare un periodo storico particolarmente duro, crudo e pesante come quello che si riferisce ai campi di concentramento, servono le parole giuste, quelle che aiutano a fornire alle storie un senso di giustizia e di verità; di autenticità e obiettività. Per questo ci metto molto. Serve un passo diverso, conta prima la documentazione che per questo libro è durata quasi tre anni e, poi un anno, per la conclusione». Frediano Sessi, scrittore, traduttore e saggista è l’autore del libro “Auschwitz Sonderkommando. Tre anni nella camera a gas” (Einaudi, 122 pagine) che verrà presentato, con il team di Guanxinet, martedì 22 gennaio alle 10,30 a palazzo Festari di Valdagno con alcuni classi del biennio delle superiori. Tratto da una storia vera racconta di Filip Müller, giovane ebreo slovacco che viene assegnato al lavoro nel forno crematorio di Auschwitz-Birkenau, dove si bruciavano i cadaveri dei prigionieri e degli ebrei assassinati dai nazisti. Filip sopravvive per raccontare al mondo la tragedia alla quale assiste, la sua testimonianza è servita per svelare gli orrori e i crimini perpetrati dai nazisti. «Il protagonista- prosegue Sessi- era l’unico esponente della squadra sopravvissuto a quell’orrore, cercò inutilmente di dimenticare quanto aveva visto. Con il tempo trovò un lavoro a Praga, si sposò ed ebbe dei figli e cominciò a raccontare la sua storia anche per permettere a chi era ancora libero di essere punito, ma non per senso di vendetta, bensì per giustizia». Perché ha scelto di parlare ai ragazzi? Gli adolescenti in questo mare magnum di pubblicazioni che riguardano l’Olocausto sono più attenti alle storie, ai personaggi. A quelli veri, più che al contesto generale. Si tratta, comunque, di una vicenda forte che descrive con molta prudenza Diciamo che ho trovato un escamotage narrativo; sono partito dalla fine della storia, quando lui viene liberato e portato in reparto ospedaliero ed inizia a raccontare parlando con un’infermiera. Ripercorrere le fasi del processo per i ragazzi sarebbe stato noioso in questo modo Filip decide che cosa svelare. Incontra molti ragazzi in tutta Italia, a suo avviso si rendono conto di quanto accaduto in quel periodo? Non basta certo un incontro all’anno per gettare le basi di una conoscenza che dovrebbe essere più dettagliata, ma questo dipende dalla scuola che deve fornire ai ragazzi le coordinate storiche. Lo scrittore o l’esperto estemporaneo servono fino ad un certo punto. Alcuni non sanno che ad Auschwitz-Birkenau sono stati uccisi 960 mila ebrei. Che cosa ne pensa dei movimenti xenofobi che appartengono all’Europa e non solo? La storia ci ha insegnato che siamo partiti dalla xenofobia per arrivare al razzismo, poi alla violenza. Quindi alle segregazioni e, infine, alle uccisioni sistematiche. Se guardiamo bene dentro a questo capitolo della nostra storia scopriamo che nell’Europa di oggi la xenofobia rappresenta un dato di fatto e il razzismo, inteso come paura dell’altro, è assodato. Le vicende dei migranti sono evidenti e la paura nei confronti del diverso è sempre la stessa. Allora erano gli ebrei, oggi sono i profughi. Spesso le parole sono identiche, come se la sofferenza passata fosse stata dimenticata. Dopo la pubblicazione delle memorie di Müller negli anni Settanta, Primo Levi ne era rimasto colpito perché “capaci di cancellare quel velo ormai semi leggendario che tende a sfumare i contorni della strage di Auschwitz“. • © RIPRODUZIONE RISERVATA