RI-ABITARE LE CHIESE UNA SFIDA

Venezia, chiesa di Santa Caterina, 2018. FOTO ANDREA PERTOLEOVenezia, Chiesa di Santa Maria della Misericordia, 2018Il recupero della chiesa di San Teonisto firmato da Tobia Scarpa
Venezia, chiesa di Santa Caterina, 2018. FOTO ANDREA PERTOLEOVenezia, Chiesa di Santa Maria della Misericordia, 2018Il recupero della chiesa di San Teonisto firmato da Tobia Scarpa
Nicoletta Martelletto 23.01.2019

Chiese vuote, chiese abbandonate. Vendute, anche all’asta. Oppure divenute magazzino (a Vicenza) teatro (a Milano), aula del consiglio comunale (a Mazara del Vallo). In giro per il mondo ci sono edifici sacri trasformati in hotel di charme e persino ristoranti. Talora sono musei o semplicemente vetrine di se stesse e dell’arte che custodiscono. Nel novembre scorso se n’è occupata anche la Conferenza episcopale italiana, con un convegno di due giorni all’università Gregoriana di Roma. Il titolo era provocatorio, “Dio non abita più qui?” e i convenuti da 13 Paesi hanno confrontato soluzioni diverse, per lo più orientare al recupero a fini ecclesiali o a servizio delle comunità. Ne è uscito un documento con linee guida pubblicato poi a cura del Pontificio Consiglio della cultura. Il riuso delle chiese, che rappresentano un patrimonio d’arte, storia e fede indipendentemente dalla loro collocazione geografica, è un tema intrigante anche per chi si occupa di beni immobili e progettazione, e non mancano università che se ne stanno occupando dal dipartimento di architettura di Bologna allo Iuav di Venezia. Quest’ultimo lo scorso anno ha realizzato in primavera una mostra su 30 chiese del centro storico di Venezia, non più utilizzate per il culto: edifici sconsacrati e non attorno ai quali un tempo si era articolata la città sull’acqua, un arcipelago così era stato definito dalla curatrice Sara Marini. Luoghi vuoti che fanno riflettere sul senso della trasformazione ma anche su quello, desolante, del vuoto. Se ne parlerà a Treviso per iniziativa della Fondazione Benetton domani, dalle 15.30, in un seminario intitolato “Ri–abitare le chiese chiuse. Patrimoni, nuovi usi, paesaggi” a cura di Luigi Latini e Sara Marini dello Iuav, proprio all’interno della navata di San Teonisto divenuta oggi luogo per conferenze e concerti con 300 posti. L’edificio è stato inaugurato un anno fa, dopo il restauro voluto dall’imprenditore Luciano Benetton che nel 2010 ha acquisito la chiesa dismessa dal Comune: l’intervento era iniziato nel 2014 sotto la guida dell’architetto Tobia Scarpa che ha ridato vita al luogo già consacrato, danneggiato dai bombardamenti del 1944 e spogliato degli arredi. Eppure questa chiesa fu per lungo tempo carissima ai trevigiani nel luogo dove venne trasferita da Altino la salma del vescovo Teonisto, dopo il saccheggio di Attila. Sempre qui si trovavano Le Nozze di Cana di Paolo Veronese, poi finite a Montecitorio con le spoliazioni napoleoniche, e numerosi altri quadri importanti custoditi ai Musei civici. La “restituzione” della chiesa ha comportato anche il ritorno in loco dei dipinti e una resurrezione degli spazi con la realizzazione di due tribune reclinabili e di un pavimento sopraelevato. Al seminario, aperto da Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton con don Paolo Barbisan, direttore dell’Ufficio diocesano per l’arte sacra e i beni culturali, interverranno Luigi Latini, Università Iuav di Venezia, Luigi Bartolomei, Università degli Studi di Bologna; il gruppo di Sara Marini, Micol Roversi Monaco, Elisa Monaci e Andrea Pertoldeo che hanno siglato la ricerca Iuav, e Leonardo Servadio, giornalista di Avvenire. Si parlerà di scenari e paesaggi della dismissione e della possibile rilettura delle chiese abbandonate, con casi sia italiani che europei. Il seminario sarà seguito, alle ore 18.30, da un incontro pubblico con l’architetto Tobia Scarpa che racconterà nei dettagli l’intervento di recupero di San Teonisto. •