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Quelle combinazioni che fanno bene al lessico

La copertina del nuovo dizionario edito da Zanichelli
La copertina del nuovo dizionario edito da Zanichelli
Stefano Vicentini 04.09.2018

Grammatica combinatoria: detta così è un neologismo, ed è ancora poco comprensibile definendola propriamente un metodo d’analisi della grammatica strutturale applicabile al lessico. In parole semplici: come mettere insieme nomi, aggettivi e verbi per esprimersi correttamente. Forse possono bastare vocabolari, prontuari di sinonimi e contrari, dizionari etimologici, enciclopedici e specialistici. Ma oggi c’è uno strumento ulteriore edito da Zanichelli, il «Dizionario delle collocazioni» di Paola Tiberii, (pp. 640, 26,40 euro) che contiene oltre seimila voci combinate per la lingua d’uso. Punta a migliorare le competenze linguistiche, ossia il graduale passaggio da un linguaggio poco articolato ad uno più corretto. Per esempio, nella nostra lingua espressioni come «tessere un elogio», «rabbia cieca» o «discussione accesa» sono particolari ma giuste; invece non possiamo dire «tirare un appello» al posto di «lanciare un appello», perché tirare e lanciare sono sinonimi; «forte guadagno» va bene, «potente guadagno» no, nel senso che non è riconoscibile tra le espressioni italiane. Il nostro «prestare attenzione» in inglese è «pay attention», ma è inaccettabile tradurlo alla lettera «pagare attenzione». Il mondo delle combinazioni grammaticali è un puzzle affascinante per chi ama la proprietà di linguaggio. Prendiamo lemmi che sono sulla bocca di tutti, come «crisi» e «disoccupato». Premessa la varietà di riferimenti di «crisi», dato che esistono la crisi adolescenziale, cardiaca, economica, energetica, epilettica, esistenziale, globale, matrimoniale, nervosa, religiosa ed altre, nell’associazione con un verbo troviamo una trentina di possibilità, tra cui le facili «entrare in crisi», «provocare o evitare la crisi» o le difficili «fomentare, tamponare, ricucire la crisi». L’aggettivo «disoccupato» consente nove avverbi che terminano in -mente: attual-, costante-, improvvisa-, inaspettata-, permanente-, provvisoria-, sfortunata-, temporanea- e volontaria-. Invece gli aggettivi associabili al sostantivo «disoccupazione» sono «allarmante, crescente, cronica, diffusa, divagante, elevata, endemica, fisiologica, generalizzata, ingente, massiccia, momentanea, notevole, perdurante, persistente, pesante, preoccupante, temporanea». Ma questa può essere pure «alta, bassa, forte, scarsa, vasta» e «giovanile, stagionale, strutturale». Il lavoro della Tiberii, in un tempo in cui la grammatica è in caduta libera (malgrado l’impegno di programmi televisivi, manuali e siti accurati), diventa uno stimolo all’autocontrollo espressivo e alla riflessione metalinguistica, non solo per gli addetti ai lavori ma anche per i professionisti e per gli stranieri. Permettiamoci così qualche suggerimento ai cronisti sportivi, visto che sono seguiti da un pubblico nazional-popolare, per accompagnare il termine «gol», riportandolo dal dizionario: gli aggettivi possibili sono «acrobatico, decisivo, fantastico, rocambolesco, spettacolare, splendido, irregolare, regolare, valido»; nella coppia verbo più complemento con gol si usa «andare in», «annullare», «assegnare», «convalidare», «essere sopra o sotto di uno/due/tre», «fare», «realizzare», «segnare», «sfiorare», «subire», «trasformare»; le costruzioni più frequenti sono «fiuto del gol» e «gol della bandiera». Ma è risaputo che il giornalista dotato di un’eccezionale verve aggiungerà altre sue efficacissime espressioni, poi convalidate dall’uso: dal «gol fantasma» ai termini che inglobano già il loro attributo superlativo, come «gollazzo» o «gooooooooool!». •