Con“Paroe de ’n ’altra istà” Racconti trasformati in versi

C.R.10.09.2018

Scrivere o meglio “poetare ” in dialetto è un’arte che si è smarrita, persa nei rivoli di una lingua che cerca sempre di più una vicinanza all’italiano. Per comprensione. Intendimento. E, anche, disponibilità nei confronti di chi il dialetto non sa nemmeno che cosa sia. L’incedere lessicale dei nonni e, nelle giovani generazioni, forse nemmeno dei padri. Nico Bertoncello, classe 1948, di Bassano del Grappa prosegue nel suo filone e proprio in questi giorni è uscita l’ottava sua raccolta di poesie “Paroe de ’n’altra istà” che tradotto significa “Parole di un’altra estate” (Editrice Veneta, 118 pagine). Il suo rapporto con il dialetto resta ricco di immagini, a volte con testi brevi, altri un po’ lunghi, ma non per questo perdono liricità, ritmo e scansione. Importanti nella lettura, soprattutto, a voce alta. Lo scrittore prosegue nella sua scelta di tradurre quanto scrive anche in italiano per i lettori che fossero a digiuno del gergo popolare, ma nella traduzione non si perdono comunque figurazioni e sembianze che Bertoncello regala con molta dovizia di particolari quasi fossero piccoli racconti, che col tempo maturano e si trasformano in versi. Piccole strofe misurate che racchiudono scrigni di sensazioni. Dalle fruste d’acqua «sui vetri di casa con gli occhi che si perdono a guardare un mondo stanco di rincorrere il gioco del domani... dove i minuti sono granelli di sabbia che fanno fatica a cadere giù e come i ricordi si fermano sulle righe» ai versi come “Do paroe“... “Ti ho seminato così/ appena appena sottovoce/ che ti hanno toccato il cuore/ e ho sentito dentro accendersi una stella/ e ubriacarmi l’anima. Abbiamo segnato un sentiero/ che dura tutta la vita / e i colori dell’arcobaleno /... ci illuminano a tutte le ore». Altre volte è più legato alla terra con titolazioni in cimbro come “Ghenebe” che sta per Enego, oppure sul mondo e la vita. Spezzoni, scampoli di chi sa guardare all’esistenza attraverso i versi, la poesia. In dialetto. Per tradizione. Per costanza. Per attitudine. Per gioia di vivere e guardarsi attorno. •