LE FERITE DELL’ALTOPIANO

Contrade limitrofe di Eck e Covola, a sud-est di Gallio: i segni della guerra nel 1918, un territorio come una gruviera
Contrade limitrofe di Eck e Covola, a sud-est di Gallio: i segni della guerra nel 1918, un territorio come una gruviera
Nicoletta Martelletto 11.07.2018

Sarà, per i vicentini, il libro più bello e crudele uscito negli ultimi tre anni, da quando sono iniziate le celebrazioni del 100° della Grande Guerra. ”Terre bruciate“ non ha bisogno di grandi testi, parla da solo. E’ un catalogo di foto aeree che racconta la straziante agonia di uomini e luoghi nella Prima guerra mondiale combattuta in Altopiano. E’ un punto di vista diverso, tra cumuli di macerie e filari di croci, e soprattutto di immagini di crateri e avvallamenti creati da bombe e granate che hanno lacerato per sempre la natura. Sono tornati i prati, come titolò il film di Ermanno Olmi, ma ancora oggi chi passeggia sul Monte Fior o sull’Asolone non può non notare quelle ferite nel terreno, incuneate nella storia e nella memoria. Lo spiega Luigino Caliaro coautore del volume, vicentino, fotogiornalista e ricercatore storico del settore aeronautico. E’ specializzato in riprese fotografiche aeree. Come avete lavorato nella raccolta di immagini? Le foto aeree provengono dall’archivio digitale che ho accumulato negli anni. Il materiale è in gran parte inedito e vuole dare una visione drammatica e concreta della distruzione dei nostri monti in 4 anni di guerra. Con Andrea Vollman, appassionato di storia e letteratura, abbiamo deciso di rendere “vivo” il libro con le testimonianze indirette di testimoni diretti delle vicende in Altopiano. Vollman ha curato la selezione di brani di racconti, poesie o lettera di personaggi storici o della letteratura italiana. Che obiettivo volevate raggiungere? Vorremmo suscitare con la drammaticità delle immagini dei territori, emozioni e riflessioni su come il conflitto ha devastato territori che oggi noi regolarmente visitiamo con l’occhio incantato dalla bellezza. Cento anni fa, luoghi come Gaiga, Morar, Stellar, erano “butterati” dalle esplosioni ancora oggi visibili: e le foto di Fabio Ambrosini, dall’alto, mostrano le cicatrici indelebili sotto il verde dei prati. Ne nascerà una mostra? Ce lo auguriamo, se qualcuno ce lo proporrà. Una ulteriore possibilità sarebbe creare un percorso “storico” di punti e luoghi caratteristici dell’Altopiano per i turisti. Pensiamo in particolare alle foto della zona del Gaiga, dove oggi a centinaia percorrono la strada della vecchia ferrovia da Canove ad Asiago: un’area “grattuggiata” dai bombardamenti dell’artiglieria. •