IL CINISMO E L’IRONIA DI FELTRI

Indro Montanelli , Gaetano Afeltra ed Enzo Biagi nel 1999 al Corsera La copertina del libro di Feltri
Indro Montanelli , Gaetano Afeltra ed Enzo Biagi nel 1999 al Corsera La copertina del libro di Feltri
Dario Pregnolato 11.10.2018

Un anarchico borghese. È l'ossimoro longanesiano che meglio si addice a Vittorio Feltri, uomo controverso, dall'aspetto un po’ burbero e severo, sempre accompagnato da un abito impeccabile. Giacca in tweed, nodo della cravatta puntellato con maestria da una spilla, che denota una “volontà estetica”, che si contrappone a una “pigrizia congenita”, vinta solamente dall'interesse per la scrittura “ma per necessità di sopravvivenza”, sottolinea il direttore con il giusto cinismo che lo contraddistingue. Flash e dettagli che avvicinano alla figura di Vittorio Feltri. Il suo nuovo libro, “Il borghese”, (98 pagine, Mondadori. «Il titolo non l'ho scelto io- dice - è una boutique che racchiude l'età dell'oro dei quotidiani e dei giornalisti del '900». Figure quasi mitologiche, che Feltri ha conosciuto e deciso di raccontare. Come recita il sottotitolo “La mia vita e i miei incontri da cronista spettinato”: «In fondo mi sento un po' anarchico» ammette. In realtà Vittorio Feltri conosce bene le regole e in virtù di ciò, da uomo libero e giornalista di razza, si permette di sovvertirle. Una licenza che il direttore si è guadagnato con il tempo e soprattutto con il lavoro. «Consegnare il buon latte fresco direttamente a casa» è stato il primo passo di una strada «tutta in salita» verso la direzione dei giornali. Che Feltri non solo ha diretto, ma guarito e rilanciato, guadagnandosi l'appellativo di “medico del giornalismo”. Un alchimista che ha applicato ricette segrete per salvare testate in crisi: «Basta prendere il malato, gli si sferrano delle pedate e se resiste a queste normalmente si alza e cammina». Esemplificativo l'elenco. Nel 1990 L'Europeo, da 78 mila a 130 mila copie. Poi nel 1992 l'Indipendente (da 15 mila a 120 mila copie), divenuto in brevissimo tempo da «malato terminale a quotidiano di successo». «Superai Il Giornale, Montanelli se ne infischiava delle vendite». Puntuale, nell'aprile del '93, la prima chiamata di Silvio Berlusconi: «Sostituire Montanelli mi attizzava, ma stavo bene lì dov'ero». Le cose cambiarono dopo la discesa in campo dell'ex premier: «Montanelli aveva capito che il suo giornale sarebbe diventato organo di partito e decise di mollare la presa». Il quotidiano di via Negri dopo pochi giorni vendeva 30 mila copie in più, fino a superare le 200 mila a fine luglio del 1924. Quello su Montanelli è il capitolo più intenso per molti aspetti: perché lascia trasparire somiglianze, ma anche profonde differenze tra i due e perché rievoca le vicende del '94, anno funesto per Indro, che del Giornale diretto da Feltri dichiarò «è come avere un figlio drogato». Il capitolo si chiude con gli insegnamenti del gigante toscano per realizzare un giornale di successo, impreziositi dall'eco di Gaetano Afeltra, l'uomo che faceva il quotidiano: «Vittorio, ricordati sempre la regola delle quattro “s”, soldi, salute, sesso e sangue. E, infine, uno schizzo di merda qua e uno là». Proprio il giornalista proveniente da Amalfi funge da trait d'union tra Indro e Oriana. I protagonisti nella narrazione sembrano tutti ritrovarsi dopo anni o, meglio, sembrano non essersene mai andati: «Certe persone restano per sempre, persino quando non ci sono più». Oriana, appunto. Il capitolo dedicato alla Fallacci, il quarto, è il più struggente. Perché Oriana per Feltri è stata molte cose ad un tempo: «La perfezionista ossessiva», la maestra, la collega, ma anche l'amica fidata. «Oriana era amata dai lettori, non dai colleghi, non la tolleravano per la sua arroganza e il caratteraccio». Diverso e unico era il rapporto tra Vittorio e la «giornalista scassacazzi» (vista così dai colleghi in via Solferino), anche quando «non stava affatto bene, penso che mostrasse la sua vulnerabilità soltanto a me». Un capitolo esplicativo dell'intero libro, che è sì un'autobiografia dalla quale traspare anche il lato umano del direttore bergamasco, ma soprattutto un manuale di storia del giornalismo, ambientato prevalentemente nei corridoi del Corriere. Non propriamente nei corridoi, ma nei bagni, Feltri conobbe anche il premio nobel Eugenio Montale, “altero, ma educato”. E poi Enzo Biagi «eccelso scrittore», «lo definirei un impressionista». Infine, Giorgio Bocca: il suo «miglior nemico», «lungimirante», «duro e crudo». •