GROSSMAN VOCI D’ISRAELE

David Grossman, 64 anni,  è uno scrittore e saggista israeliano
David Grossman, 64 anni, è uno scrittore e saggista israeliano
Chiara Roverotto 10.06.2018

Sarà lo scrittore israeliano David Grossman l’ospite internazionale della III edizione di “Resistere“, rassegna letteraria organizzata dalla libreria Palazzo Roberti delle sorelle Manfrotto, in collaborazione col Comune di Bassano. Da giovedì 14 a domenica 17 giugno numerosi incontri, riassunti nella tabella a destra. «Non si può crescere all’interno di un conflitto senza esserne influenzati. I giovani sono pesantemente condizionati da questa realtà sia in Israele che in Palestina, crescono in un clima di paura, di violenza. Molti di loro non vogliono continuare a vivere qui così se vanno via. È doloroso vedere i nostri giovani: israeliani e palestinesi, subire l’impatto di questa situazione». È uno dei passaggi dell’intervista concessa a Sir (Servizio di informazione religiosa al giornalista Daniele Rocchi) dallo scrittore israeliano David Grossman, nel febbraio scorso, pochi giorni dopo aver ricevuto la notizia dell’assegnazione del Premio Israele per la letteratura, riconoscimento conferito alle personalità più influenti e rappresentative della società israeliana. Giovedì 14 giugno lo scrittore sarà a Bassano alle 21, al Castello degli Ezzelini, presentato da Stefano Pagliantini. Tornando all’intervista Grossman rispondendo alla domanda se la cultura, la letteratura, i libri possono favorire la soluzione pacifica del conflitto tra israeliani e palestinesi, ha spiegato che «c’è qualcosa di speciale nella letteratura: essa si occupa sempre dell’individuo, lo pone al centro. Mentre in una situazione di guerra, l’essere umano della fazione nemica non esiste, non ha un volto: in guerra si cerca sempre di de-umanizzare l’altro, mentre la letteratura conferisce un ruolo fondamentale alla persona umana, a ogni persona, mostrando le infinite sfaccettature dell’individuo, e le infinite opzioni di ogni situazione che ci troviamo ad affrontare, mille strade che si dipanano a ogni svolta, a ogni bivio, non solo la via della disperazione, della difficoltà, dell’apatia. C'è qualcosa di intraprendente, innovativo, creativo nello scrivere che va nella direzione contraria rispetto alla disperazione, al lutto, al fatalismo. La letteratura valorizza le sfumature. Ma quando si scrive, la ricerca si addentra nelle complessità delle relazioni, nelle sfaccettature di ogni situazione, di ogni realtà dei rapporti umani». Chi meglio di lui, nato a Gerusalemme nel 1954, dove tuttora vive, poteva sintetizzare il pensiero, il concetto letterario e filosofico di letteratura? Chi meglio di lui poteva decriptare la sua scrittura, il suo talento, la sua immaginazione, il suo stile che per decenni ha descritto sentimenti, vita ed ha fatto sognare bambini e adolescenti con storie e pagine fantasiose? Ci ha fatto affondare nell’amore e ci ha insegnato il lutto. Quello vero, che nasce dalla perdita di un figlio. Uno scrittore che ha scandagliato l’universo della scrittura, che rimane ancora ad ascoltare. Attento, vigile a quanto accade non solo in Israele, ma nel resto del mondo. Grossman ha studiato filosofia e teatro all’università di Gerusalemme ed è considerato tra i più grandi romanzieri e scrittori contemporanei. Il primo lavoro fu in una radio israeliana come corrispondente di un programma per ragazzi. La scrittura e i suoi libri sono diventati manuali di salvezza, parole alle quali aggrapparsi, pagine di letteratura dove assetarsi. L'elenco è lungo: si parte con “Vedi alla voce amore”, 1988, dove il protagonista è il piccolo Momik che, figlio di deportati, sente parlare in modo oscuro e allusivo dell’Olocausto, si interroga sul mistero dei numeri tatuati sulla pelle dei genitori, crede che la “belva nazista” sia realmente un animale feroce, conosciuto e terribile. Ma per capire davvero dovrà crescere, diventare scrittore e seguire le tracce del nonno in Polonia. Pagine di un’attualità sconvolgente, un’enciclopedia dove si raccolgono i fili innumerevoli del romanzo, della vita e, soprattutto, della memoria di cui troppo spesso non ricordiamo a sufficienza. E ancora “Il libro della Grammatica interiore”, il “Sorriso dell'agnello”, “Ci sono bambini a zigzag”, “Che tu sia per me il coltello” del 1999. Quest’ultimo più di un romanzo, emozioni e sentimenti in una storia d’altri tempi che racconta con estrema “meraviglia” di Yaris e Miriam, due sconosciuti che si uniscono in un rapporto fatto solo di parole su carta, il ritratto di due persone che, nel condividere la parte nascosta di se stessi, inventano un mondo e un linguaggio per esprimerlo. Seguono “Qualcuno con cui correre”, “Con il corpo carpisco” e “A un cerbiatto somiglia il mio amore”. Ricca anche la sua produzione di saggi sulla questione mediorientale e il filone dedicato alla letteratura per ragazzi. Provato nella vita privata dalla morte del figlio Uri nell'estate del 2006, durante la guerra del Libano, scrisse una toccante orazione funebre e per il figlio in seguito compose “Caduto fuori dal tempo”, una lettera d'amore a tratti struggente scritta sei anni dopo quella morte nella quale la poesia diventa il linguaggio del suo dolore. Ma di Grossman va ricordato anche “Applausi a scena vuota”, romanzo a due voci in cui un comico di cabaret e un vecchio amico d’infanzia si ritrovano uno di fronte all’altro per venire a patti con il proprio passato. Racconto intenso, ricco di spunti sui quali riflettere, in cui ritroviamo molti dei temi che hanno caratterizzato la produzione letteraria e saggistica di Grossman: guerra, storia, senso di colpa, sofferenza, infanzia e adolescenza, famiglia e amicizia, solo per citarne alcuni. Del resto fu sempre lui a sostenere che «scrivendo non rispondo. Non spiego: descrivo. E descrivendo si è obbligati a porsi domande». Una verità ineluttabile che lui ha saputo declinare nella sua vita di romanziere e letterato. Uno spettatore illuminato in tempi bui, un profondo conoscitore della sua terra e dei sentimenti che animano l’umanità. •