GIVENCHY E IL MITO DI AUDREY

Audrey Hepburn con tubino e cappello in “Colazione da Tiffany”Grace Kelly con un modello Givenchy in un viaggio ufficiale negli UsaHubert de Givenchy (1927-2018) tra alcuni dei suoi modelli di alta moda
Audrey Hepburn con tubino e cappello in “Colazione da Tiffany”Grace Kelly con un modello Givenchy in un viaggio ufficiale negli UsaHubert de Givenchy (1927-2018) tra alcuni dei suoi modelli di alta moda (BATCH)
Patrizia Vacalebri 13.03.2018

«Monsieur de Givenchy è morto nel sonno sabato 10 marzo. I suoi nipoti e figli dei suoi nipoti condividono questo dolore» ha scritto in un comunicato Philippe Venet, stilista e compagno di Givenchy. Addio al conte Hubert, 91 anni, fondatore dell’omonima maison francese, autore della trasformazione di Audrey Hepburn in Sabrina e in un’eterna icona d’eleganza, ma anche creatore degli abiti indossati dalle donne più famose del secomndo ’900, da Jacqueline Kennedy Onassis alle principesse Grace a Caroline di Monaco, da Greta Garbo a Marlene Dietrich, da Lauren Bacall a Elizabeth Taylor. Tutti personaggi femminili per cui Givenchy ha rappresentato il sarto d’elezione, ma nulla a che vedere con lo speciale rapporto che si creò con Audrey Hepburn, diventata dal primo incontro nel ’53 la sua musa e fonte d’ispirazione. L’incontro tra il couturier e l’attrice avvenne per il guardaroba del film cult Sabrina interpretato dall’ indimenticabile attrice. Ma Givenchy aveva pensato di aver ricevuto nel suo atelier la Hepburn “sbagliata”: «Credevo fosse Katharine, di cui ero fan». «Audrey mi chiese di disegnarle il guardaroba per Sabrina. Io ero a metà collezione, ma le mostrai alcuni modelli che sembravano tagliati per lei» raccontava il couturier a Yann-Brice Dherbier, autore della biografia dell’attrice, “L’intramontabile fascino dell’eleganza”. Nato a Beauvais, nel nord della Francia, nel 1927, Hubert James Taffin de Givenchy aveva lasciato la sua città natale per trasferirsi a Parigi a 17 anni, contro la volontà della famiglia, perchè voleva lavorare in una casa di moda. Il debutto dello stilista blasonato avvenne con Jacques Fath. Intanto Hubert studiava all’ Ècole Nationale Supèrieure des Beaux-Arts, a Parigi. Nel 1946 cominciò a collaborare con Robert Piguet e nel 1947 con Lucien Lelong prima e con Elsa Schiaparelli poi, diventando il direttore artistico della boutique di Place Vendome. Nel 1952, a 27 anni, Givenchy fondò l’omonima maison in Rue Alfred de Vigny, a Parigi. Per la sua prima collezione presentò i «Separates», mises composte da bluse eleganti e gonne leggere che univano linee costruite e semplicità, uno chic che contraddistinguerà il suo stile per 40 anni. Il successo fu immediato. In particolare destò grande interesse la blusa «Bettina» dedicata alla più famosa mannequin dell’epoca, Bettina Graziani. L’anno successivo avvenne l’incontro con Audrey Hepburn che divenne la sua musa, incarnando l’ideale estetico femminile da sempre ricercato nelle sue creazioni. L’attrice vestì i suoi abiti sia nella vita sia nei film che interpretava: i due furono amici fraterni fino alla fine, l’ultimo saluto in Svizzera due mesi prima della morte di lei, nel gennaio 1993. Givenchy firmò gli abiti di film cult con Audrey, oltre Sabrina di Billy Wilder, Vacanze Romane di William Wyler (1953), Cenerentola a Parigi di Stanley Donen, Colazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards, Sciarada di Stanley Donen (1963) Come rubare un milione di dollari e vivere felici di William Wyler (1966). Tra gli anni Cinquanta e Sessanta molte creazioni lanciate da Givenchy erano divenute capi iconici del guardaroba femminile non soltanto delle dive, i must-have degli anni Cinquanta: l’abito a sacchetto del 1953, il mantello con collo ad anello del 1958, l’abito a palloncino e l’abito- bustier. Nel 1957 Audrey prestò il suo viso al primo profumo di Hubert de Givenchy, L’Interdit, a lei dedicato. Nel 1969 il couturier creò la linea maschile pret-à-porter. Nel 1988 il passaggio della proprietà della maison al Gruppo LVMH. Nel 1995 l’addio alla moda. •