ALDO MORO LA TRAMA DEL 1978

Stefano Massini, scrittore e drammaturgo, domani sarà a Bassano
Stefano Massini, scrittore e drammaturgo, domani sarà a Bassano
Chiara Roverotto 14.06.2018

Da Lehman a Freud. Da Freud ad uno statista per l'ultimo libro di Stefano Massini (archeologo, drammaturgo, scrittore e sceneggiatore)- sarà a Bassano domani alle 21 al castello degli Ezzelini nell’ambito della rassegna Resistere della libreria di Palazzo Roberti- “ 55 giorni. L'Italia senza Moro” ,( Il Mulino 170 pagine). Passioni e contraddizioni, un pezzo della nostra storia sulla quale ci sono ancora molti coni d'ombra. L'idea del libro non è tanto quella di analizzare che cosa accadeva dentro al covo di via Montalcini, dove l'allora presidente della Democrazia cristiana venne rinchiuso dalle Brigate Rosse dopo l'assalto di via Fani dove morirono tutti gli uomini della sua scorta, quanto il contesto sociale e, soprattutto, culturale di quell'anno. Come se l'autore non si fosse fermato ai fatti, ma avesse analizzato il contorno o meglio il contesto nel quale tutto accadeva. C'è Corrado che conduce Domenica In. In televisione si guarda Portobello con Enzo Tortora e si fa l'amore con Raffaella Carrà da Trieste in giù. Muore Peppino Impastato, un ragazzo siciliano che parlava in una radio locale di malaffare. Fuori dal covo dove veniva tenuto in catene Moro c'era Franco Basaglia e i suoi manicomi che aprivano le porte, il cartone animato di Heidi, Alan Sorrenti con “Siamo tutti figli delle stelle”, Rino Gaetano con “Gianna”. Pezzi di una società reale che vista allora e, contestualizzata 40 anni dopo, è l'insieme di schegge impazzite di un mondo che sembra andare verso un baratro culturale senza fine. Massini perchè il sequestro Moro andava contestualizzato? Parlavamo troppo di politica senza capire quello che accadeva attorno? Tutte le volte che si parla di un fatto storico mi incuriosisce quello che ci sta dietro: le canzoni, la pubblicità. Poi si stava avvicinando un anniversario, i 40 anni dal rapimento, per cui mi venne quest'idea di dedicare un libro non tanto al caso Moro, ma all'Italia di quegli anni analizzando che cosa c'era dietro quei fatti. In quale tessuto sociale si muoveva un movimento che è rimasto nella memoria. Abbiamo ancora sensi di colpa rispetto a quanto accaduto: sono memoria collettiva o racconti da riportare alla luce? Allora, quella che venne chiamata linea della fermezza in realtà si è rivelata molto opinabile. Pochi anni dopo, quando venne sequestrato Ciro Cirillo, non solo lo Stato fece di tutto per liberarlo, ma vennero cercati accordi con la camorra. Questo paese molto spesso è esente da sensi di colpa, fatto che implica non avere una memoria, siamo più propensi a dimenticare. O forse perchè prevale spesso la domanda: chi c'era dietro ? Raccontare l'Italia di quegli anni: prodotti, pubblicità, canzoni, sport, non è il lavoro di un archeologo prima e di un uomo di teatro poi? L’archeologia è una scienza che si occupa della vita comune: raccoglie pezzi di vita scodelle, piatti, oggetti di bellezza dell’antichità. Alla fine il concetto di guardare dietro le quinte partendo dalla quotidianità è molto archeologico. Il nostro è un Paese degli eccessi e negli anni Settanta questa tendenza si manifestò con l’estremismo nero e rosso. Lei aveva tre anni quando Moro venne rapito e ucciso dalle Br,a distanza che anno era il 1978? Un periodo di guerra generazionale. Da un lato c'era questo sequestro che teneva con il fiato sospeso l’opinione pubblica, dall'altra il Parlamento approvava la legge Basaglia che chiudeva i manicomi. Nanni Loy intervistava le persone per strada. Però, a differenza di oggi, la politica si faceva nelle sedi deputate: parlamento, sezioni dei partiti, piazze. E la guerra generazionale C'era soprattutto una lotta acerrima tra la nuova generazione dei figli e dei padri e dei loro genitori. Questa nuova generazione salutava idealmente o moralmente quella dei nonni che avevano fatto la guerra partigiana. Anche la prima aveva messo nei granai le armi in attesa di fare la rivoluzione. E quando nel 1978, nel pieno degli anni di piombo i nipoti prendono in mano le sorti della rivoluzione della lotta armata si sentono in linea di continuità con la battaglia portata avanti dai nonni o dai bisnonni. Alcuni terroristi, e ci sono studi e libri a dirlo, firmavano i loro agguati con vecchie pistole che erano state sequestrate dai nazisti durante la guerra. Quei cimeli diventarono una sorta di calco, davano continuità con la guerra armata di allora. Nel libro scrive che Moro fu il testimonial di un'operazione pubblicitaria con cui tutti anche ora ricordano le Brigate rosse. Con il sequestro del presidente della Dc le Brigate Rosse ottennero un riconoscimento pubblicitario. Gli autori di quei delitti: Faranda, Morucci, Moretti e Balzerani li ricordiamo ancora. Il terrorismo nero fece un maggior numero di vittime, eppure gli anni di piombo vengono identificati con le Brigate rosse. E questo è dovuto al rapimento e all'uccisione di Aldo Moro. Siamo un popolo che si fida del potere oppure no? Grande questione. L’Italia è un paese anarchico che passa da Masaniello a Cola di Rienzo , fino ai tumulti per il pane che troviamo all'interno dei Promessi sposi. Il potere è sempre percepito come qualcosa che sta altrove. Siamo un paese che diffida sempre dello Stato e quindi dell'autorità. • © RIPRODUZIONE RISERVATA