SUL GHIACCIAIO NASCOSTO

Dalla Marmolada verso la Varella e le Conturines. In mezzo vi è l'abisso col ghiacciaio nascostoIl Vallone che sale al Piz nanter dus Forceles ed alle Conturines
Dalla Marmolada verso la Varella e le Conturines. In mezzo vi è l'abisso col ghiacciaio nascostoIl Vallone che sale al Piz nanter dus Forceles ed alle Conturines
Eugenio Cipriani 04.09.2018

Era nell’aria che sarebbero riusciti a raggiungerne il fondo, ma ci è voluta un’estate bollente per far “saltare il tappo” ghiacciato e permettere agli speleo di effettuare una delle più incredibili scoperte degli ultimi anni: un gigantesco ghiacciaio nascosto nelle viscere di un colosso dolomitico. Protagonista è il Gruppo Grotte Proteo di Vicenza assieme a loro colleghi del Gruppo Speleologico Padovano. La Varella e le Conturines sono due colossi di oltre 3000 metri di quota che incombono sulla Val Badia fra La Villa e San Cassiano con un versante alto oltre 1500 metri, buona parte dei quali rocciosi. Le due cime distano in linea d’aria poco meno di un chilometro e sono separate da una cresta rocciosa (Le Stighes) che culmina in un poco marcato rilievo chiamato in ladino “Piz nanter dus Forceles”, quotato 2929 metri. Nei pressi di quest’ultimo si poteva ammirare un tempo un laghetto che prosciugatosi aveva mostrato la presenza di una cavità nei cui confronti si era da due decenni appuntato l’interesse degli speleologi. Quando il bacino si è svuotato, nell’estate del 2003, gli speleologi hanno potuto accedere ad un vasto sistema di pozzi e gallerie da loro battezzato “El Cenote”. Nell’estate del 2005 venne effettuata una decisiva esplorazione nelle viscere del “Piz nanter dus Forceles” ad opera di un team formato dagli speleologi Francesco Coccimiglio, Roberto Farinati, Paolo Verico (presidente del CS Proteo), Giampaolo Visonà del Club Speleologico Proteo di Vicenza e da Harald Frenner, della stazione del Soccorso Alpino di S. Vigilio di Marebbe. Purtroppo l’esplorazione non andò del tutto a buon fine a causa della presenza di un tappo di ghiaccio. Le ricerche così subirono una battuta d’arresto, complice poi anche la prematura scomparsa di Verico, uno dei promotori del progetto. Ma l’estate 2017 le cose sono andate diversamente. Il tappo si è sciolto e le porte dell’abisso si sono spalancate: gli speleologi vicentini e padovani hanno potuto raggiungere il fondo dell’abisso scoprendo il più “potente” (così si dice in gergo) ghiacciaio nascosto mai esplorato sino ad ora sulle Alpi situato in una cavità che supera i 100-120 metri di lunghezza toccando i 60 metri nel punto più largo ed i 40 in quello più stretto. Il baratro finale, dedicato a Paolo Verico, ha un volume pari a quasi un milione di metri cubi mentre allo stato attuale è impossibile stabilire lo spessore interno del ghiacciaio. Visitare El Cenote, ovviamente, è pressoché impossibile. Occorre non solo essere speleologi esperti, ma avere pure un permesso particolare perché la zona è parco naturale regionale. Arrivare all’imbocco e salire in vetta alle Conturines certamente si può. Basta essere ben allenati e, in tre ore e mezzo circa di cammino ci si può affacciare sull’orlo della voragine e raggiungere la cima di uno dei due colossi della Val Badia. Dalla Capanna Alpina, in Alta Val Badia, si prende il sentiero per i rifugi Fanes-La Varella lasciando a destra quello per il Rifugio Scotoni. Dopo un’ora di salita ripida si raggiunge un lungo pianoro glaciale (Plan de Sumorones) di grande bellezza. Dopo mezz’ora circa, a metà pianoro, si prende a sinistra un sentiero ben segnalato che si inoltra fra il piramidale, caratteristico Piz Taibon (a sinistra) e la muraglia del Piz Parom (a destra). Risalito interamente il vallone (Busc da Stlu) in due ore circa si arriva al Piz nanter dus forceles e quindi all’accesso della voragine. Da qui , verso sinistra, tracce di sentiero e facili roccette conducono verso sinistra (sud) ai 3064 metri di quota della cima delle Conturines (ore 3.30-4 complessive). In discesa si segue il medesimo itinerario (ore 3 circa; ore 7.30 in tutto). •