Le gallerie del Cengio

Sulla cima del Cengio la grande croce in tralicci di ferro  e l'altare commemorativo Le gallerie lungo la mulattiera di arroccamento
Sulla cima del Cengio la grande croce in tralicci di ferro e l'altare commemorativo Le gallerie lungo la mulattiera di arroccamento (ORLANDIR)
Eugenio Cipriani10.08.2017

Eugenio Cipriani

Chi non conosce il Monte Cengio? Tempo fa il sentiero della Sengela era stato chiuso al transito per pericolo di crolli. Oggi, grazie al contributo di Regione e Comune di Arsiero, le gallerie sono nuovamente transitabili e dove era maggiore il rischio di crolli è stata realizzata un’imponente struttura di sostegno  in acciaio che si inserisce anche sul piano visivo nel sito storico. Grazie poi all’impegno del Gruppo escursionisti cogollesi, sono stati ripristinati, puliti e tabellati anche altri sentieri della zona, come ad esempio quello da Pian Grande a San Zeno, il n° 643 Capel de ferro da Casale ed il n° 661 della Cima del Gallo, quest’ultimo con l’aggiunta di un’aerea deviazione fatta di gradoni e relativa corda di sicurezza. Questi lavori, data la caratteristica dei luoghi, sono stati fatti tutti “a mano”, proprio come ai tempi della Grande Guerra. Presto questi sentieri verranno arricchiti con l'installazione di segnalazioni  e pannelli con foto panoramiche e indicazioni dei monti e dei luoghi attorno di maggiore importanza. Sul Cengio, venne combattuta una delle battaglie più cruciali della Prima guerra mondiale sul fronte prealpino: dopo il cedimento della linea italiana al Monte Vezzena nel maggio 1916 nel corso della “Offensiva di primavera” (o “Strafexpedition" che dir si voglia) l’esercito italiano fu costretto ad arretrare verso sud, sino alla conca della già devastata Asiago. Scopo della manovra austroungarica era travolgere con un cuneo offensivo le linee italiane sugli Altipiani e piombare sulla pianura così da prendere alle spalle, cioè da ovest, la maggior parte delle Armate italiane impegnate sul Carso e sull’Isonzo. Il piano non funzionò. Gli italiani arretrarono ma non cedettero. La loro resistenza, sia sul Pasubio che sul Novegno e sul settore meridionale dell’Altopiano, riuscì a vanificare lo slancio offensivo del nemico. Il Cengio, difeso dalla Brigata "Granatieri di Sardegna", era ritenuto una postazione-ostacolo di primaria importanza strategica ed era una roccaforte difficilmente espugnabile, anche perché era perforata in ogni dove da un fitto complesso di gallerie variamente armate e protette. La postazione del Cengio, pertanto, da fine maggio 1916 sino ai primi giorni di giugno, subì l'assalto ripetuto della fanteria austriaca. I Granatieri di Sardegna, qui attestati in difesa, resistettero a lungo e la battaglia per la conquista della cima ebbe risvolti epici. Alla fine gli austroungarici occuparono il Cengio, ma solo per poco tempo e la sottostante Val Canaglia (dove oggi sbuca la Strada del Costo) segnò il limite della loro avanzata. Ricompattati i battaglioni, i nostri soldati nei mesi successivi replicarono all’”Offensiva di primavera” con una serie di assalti al termine dei quali riportarono il fronte quasi ovunque dove si trovava prima dell’assalto austroungarico. Visitare questi luoghi e salire sul Cengio è quindi doveroso, oltre che piacevole. Una volta raggiunto il Piazzale Principe di Piemonte (1286 metri) si prosegue a piedi seguendo il sentiero segnalato dal CAI che corre lungo il crinale fra il Col Mandre ed il Cengio, quindi si arriva alla sella quotata 1225 metri presso il Rifugio “al Granatiere” e da questa, seguendo la mulattiera che si snoda sul versante ovest, si raggiungono i 1347 metri di quota del Cengio (panorama stupendo). Da qui si scende verso nord a collegarci al sentiero n° 647 del Capel de fero ma al bivio per quest’ultimo si va a destra così da raggiungere il rifugio “al Granatiere” e la selletta quotata 1225 metri. Ora si può tornare al piazzale Principe di Piemonte seguendo il sentiero fatto all’andata oppure seguendone uno che taglia sotto le brevi pareti del Col Mandre (ore 2 circa complessive).