Il sentiero del silenzio

In una radura ecco i “Testimoni”, sagome in metallo che richiamano i protagonisti militari e civili della guerraLa sosta  del sentiero che inneggia alla “Speranza”
In una radura ecco i “Testimoni”, sagome in metallo che richiamano i protagonisti militari e civili della guerraLa sosta del sentiero che inneggia alla “Speranza” (ORLANDIR)
Cinzia Albertoni10.08.2017

Cinzia Albertoni

Il percorso è breve, appena 2 km, ma il significato è lungo. Si cammina e s'impara, si riflette, ci si commuove. Ideato dall'architetto Diego Morlin, il Sentiero del Silenzio - punteggiato da dieci installazioni artistiche - è dedicato alla Grande Guerra. Lo si raggiunge prendendo a Gallio la direzione per le Melette, lasciando a sinistra la deviazione per Campomulo e proseguendo fino al rifugio Campomuletto dove si parcheggia l'auto. L'ambiente è intatto, per la messa in posa delle sculture nessun albero è stato distrutto, nessuno sconvolgimento è stato inflitto alla montagna che con fatica sta ancora lavorando per mascherare i danni bellici.

LA PACE. Il sentiero è semplice ma trattandosi di una traccia nel bosco va percorso con calzature adatte.

Un po' si sale, un po' si scende, facilitati da gradini naturali e da un tracciato ben evidenziato e tabellato. In circa un'ora e mezza lo si percorre tutto comprese le soste per leggere, fotografare, riflettere. Seppur dedicato alla prima Guerra Mondiale non è triste perchè nelle opere d'arte è insito un messaggio di speranza e di conciliazione, un ricordo del passato per programmare un futuro imbelle. Lo si comprende incontrando all'inizio "La Pace ritrovata", una grande gabbia lignea dove è annidata una colomba scolpita in un blocco di marmo bianco, una prigione a cielo aperto entro la quale ci si può intrufolare per godere della visione del simbolo della pace. Orientata verso il Monte Ortigara è "La Pietà" che assembla quattro croci greche sovrapposte a due a due, l'opera guarda a quello che fu il Calvario dei nostri soldati, oggi museo all'aperto della più grande battaglia del primo conflitto. Preceduta dalla poesia "1942" di Nazim Hikmet è "La Speranza", dodici braccia in bronzo che si elevano dalla terra, le mani offrono un fiore, serrano uno scritto, indicano il cielo. Realizzata dallo scultore Severino Morlin, quest'installazione è l'unica firmata da un artista, le altre sono l'esito del lavoro di provetti artigiani e carpentieri.

LE LETTERE. Su grandi lastre di corten sono incise pagine inviate dal fronte. I pannelli, 4m. x 1, sono stati trasportati in elicottero e calati dall'alto per non danneggiare la faggeta nella quale sono posizionati a terra. Precede le lettere una pagina de "Il sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern che dice. " Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso del fucile sul mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e fin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe...". La lettera più struggente racconta: "Mamma carissima, perdona se non ti ho scritto troppo e credi che ti ho sempre pensato. Sono ritornato dalla più dura prova che abbia mai sopportato, quattro giorni e quattro notti, 96 ore immerso nel fango ghiacciato sotto un terribile bombardamento senza altro riparo che la strettezza della trincea... sono arrivato là con 175 uomini, sono tornato con 34, parecchi quasi impazziti".

I TESTIMONI. In una piccola radura s'innalzano in cerchio dieci corpi stilizzati dai profili smembrati, feriti, scheggiati dalla guerra. Le parti mancati delle sagome sono adagiate sul terreno a significare che nulla andrà perduto nella memoria. Più avanti, allineati nell'erba in un opposto schieramento, si fronteggiano 50 elmetti italiani e 50 austro-ungarici posizionati nella medesima direzione mantenuta dagli eserciti. Questa composizione rappresenta i momenti dello scontro il cui risultato sarà la morte, simboleggiata da 4 teschi collocati al centro.

Il Sentiero del Silenzio continua serpeggiando tra pietre di grandi dimensioni riunite nel "Labirinto nero" che colloca al centro una stele di granito con la parola "pace" in 36 lingue diverse. Il reticolo crea angusti passaggi ma la babele viaria trova sbocco nel cuore pacifico del cippo. L'aerea è aperta, ci si può concedere una sosta prima di trovare altri massi che portano incise delle iniziali, sono quelle dei nomi degli "Immortali", un'installazione simbolica in ricordo dei soldati che hanno perduto la vita o sono risultati dispersi. Chiudono il percorso i "Frutti gloriosi", alti pali di legno conficcati in una buca di granate dai quali pendono grandi piastrine di riconoscimento, le stesse, ingrandite, che portavano al collo i soldati.