VENEZIA LA BELLEZZA NASCOSTA

La nuova illuminazione   della Sala Capitolare alla Scuola Grande di San Rocco: risplendono le tele del TintorettoL’ex fabbrica Saffa, Cannaregio. In alto la Scuola Grande di S.Rocco
La nuova illuminazione della Sala Capitolare alla Scuola Grande di San Rocco: risplendono le tele del TintorettoL’ex fabbrica Saffa, Cannaregio. In alto la Scuola Grande di S.Rocco
Matteo Finello07.12.2018

E' per molti la città più bella del mondo. Ricca di arte, cultura, fascino e meta da sempre di molti innamorati. Non basterebbe un vocabolario per descrivere con le parole cosa rappresenta Venezia nella sua unicità. Eppure c'è una parte di questa perla sulla laguna che rimane un po' in ombra dalle luci della ribalta; come a voler celare timidamente alcune sue bellezze dietro un velo. Quel velo che rimane in disparte nell'angolino mosso dal vento così apparentemente vicino ma anche così lontano dalle migliaia di turisti che ogni giorno tra le calli camminano e scattano istantanee. Come quelle, insolite, che ha proposto il gruppo fotografico di Spazio6 in tre luoghi del capoluogo regionale. Una piccola fiamma vive ancora. Partendo dalla stazione ferroviaria e girando subito a sinistra davanti al ponte degli Scalzi si arriva nell'area ex Saffa nel sestriere di Cannaregio. Il quartiere è un'area che fino agli anni '50 vedeva in funzione la fabbrica di fiammiferi Saffa. Ci sono oggi circa 200 residenze, alcune delle quali hanno il privilegio di poter assaporare particolari vedute della laguna grazie a delle caratteristiche altane. Tra le case e i giardini c'è una geometria silenziosa, fuori dal frastuono, disegnata dalla pietra d'Istria. Nella zona centrale del complesso, ma un po' defilato come a non voler far troppo clamore, si può notare uno scorcio d'altri tempi: nella "corte del camin" un vero e proprio pezzo unico di archeologia industriale. Un arco in mattoni che con la vecchia ciminiera al suo fianco rievoca romanticamente il calore del fuoco che nasce dai piccoli steli di legno sfregati. Attraversando poi il sestriere di Cannareggio sempre sulla zona nord del Canal Grande la via conduce al Campo dei Mori; dove in un angolo il Sior Antonio Rioba sembra ancora oggi osservare con fare arguto i passanti. Il vicino Palazzo Mastelli che ha un bassorilievo a cammello sulla sua facciata fu costruito dalla famiglia dei Mastelli, arrivata a Venezia nel 1113 dalla Morea che è la regione nota come Peloponneso; da qui poi appunto definiti "Mori". I fratelli erano tre: Rioba, Sandi e Alfani tutti commercianti di sete e spezie. Rioba in particolare era un protagonista di maliziosi scherzi e satire. La tradizione vuole che tra gli affari praticati ci fosse anche la gestione di una banca; un giorno fu truffata una signora veneziana molto religiosa che pregò Santa Maria Maddalena di scagliare la sua maledizione sui tre mercanti. Una volta dati i soldi ai tre fratelli, divennero tre statue di pietra. Nell'Ottocento la statua perse il naso e così fu rifatto con un pezzo di ferro. Da qui la leggenda che sfregandolo avrebbe portato fortuna. Ultimo scatto, poi si apre la Laguna. Una perla di Cannaregio che lascia a bocca aperta è la Chiesa di Santa Maria dei Gesuiti. L'iniziale costruzione del XII secolo fu opera dei Crociferi. Nel 1154 Cleto Gussoni la dotò di un "ospitale" per la cura dei poveri infermi, sia uomini che donne. Nel 1214 e nel 1514 venne distrutta da due incendi ma poi ricostruita rapidamente. Nella seconda metà del 1600 i Gesuiti l'acquistarono assieme al vicino monastero, ricostruendola. La facciata è maestosa e fu eretta con una donazione della famiglia Manin e ideata dal capomastro Giovanni Battista Fattoretto con forme barocche. Il cornicione del primo ordine sorregge sopra piedistalli specchiati in corrispondenza alle colonne otto statue, che assieme alle quattro entro le nicchie sottostanti, rappresentano i Dodici apostoli. La pianta è tipica delle chiese dei Gesuiti, a croce latina, con tre cappelle per parte nel braccio più lungo.Questo luogo conserva il "Martirio di San Lorenzo", capolavoro del Tiziano del 1588. Nella sacrestia sono ospitati venti dipinti di Jacopo Palma il Giovane. Fra questi il Martirio di San Giovanni Battista fra San Lanfranco e San Liberio, del 1610, che un tempo era posto nella cappella dell'Arte dei Varoteri (la corporazione dei pellicciai di Venezia). Camminando poi lungo la calle oltre la chiesa si apre una stupenda visuale della laguna veneziana. Orari di apertura: 10-12 e 16-18 ingresso gratuito. Le visite sono sospese durante le funzioni sacre. Info: www.turismovenezia.it © RIPRODUZIONE RISERVATA