Un diario di vita vissuta
dal "genio" Bukowski

La copertina del libro
La copertina del libro
Cinzia Fiorese10.08.2018

ROSA'

Perché arrovellarsi il cervello con letture troppo impegnative? Perché sprofondare in incomprensibili astrusità, magari scritte in epoche lontane anni luce dalla nostra? Perché impazzire cercando libri introvabili, quando di matto c'è già Charles Bukowski? Prendiamo il suo "Factotum" ad esempio. Un romanzo di una manciata di capitoli, dal linguaggio fresco, veloce, diretto. Indubbiamente volgare, irriverente, travolgente nella sua immediatezza e proprio per questo alla portata di chiunque. Niente fronzoli. Niente inutili virtuosismi lessicali. Niente allusioni o sottintesi. Giunto in Italia come uno dei primi lavori di Bukowski, Factotum narra delle vicende vissute in prima persona dallo stesso scrittore. Dovrà cavarsela nella jungla di un' America a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, cercando di campare lavorando il meno possibile. L'autore raccoglie molte fra le sue peggiori esperienze d'impiego, alcune durate addirittura solo poche ore. I problemi di alcolismo e i frequenti incontri con donne dalla dubbia moralità e spesso pazze almeno quanto Bukowski stesso, condiscono il tutto rendendo l'opera un vero e proprio "diario di vita vissuta". Un'esistenza totalmente disordinata, tormentata, ai limiti dell'indigenza. Eppure incredibilmente affascinante e divertente nella sua banale semplicità. Quel che è certo, è che le (dis) avventure di Bukowski strapperebbero qualche risata anche al più marmoreo, purista e bigotto dei critici letterari. Oltretutto, leggendolo attentamente vi si può scoprire una profondità d'animo dell'autore e una sensibilità non comuni. Minuscoli lampi di genio letterario, magari nascosti in qualche frase o sapientemente occultati in qualche piccola descrizione. Frammenti di riflessioni estatiche sulla vita, le donne, e i problemi di "sopravvivenza" quotidiana di ogni essere umano su questo mondo. Un libro da leggere tutto d'un fiato, leggero e divertente.

Testo inviato dalla Biblioteca di Cassola